Via libera di tutti i governatori al testo sull’autonomia regionale presentato dal ministro per gli affari regionali Francesco Boccia alla conferenza Stato-Regioni. “Ora il sud ha una cintura di sicurezza, tutte le Regioni accettano di sedersi al tavolo. Il testo andrà in consiglio dei ministri, poi al Parlamento che resta sovrano”, ha detto Boccia. “Usciamo tutti rinfrancati, è una riforma di tutti, non ha un colore politico, l’autonomia intesa come sussidiarietà è scolpita nella nostra Costituzione da sempre. I livelli essenziali delle prestazioni si faranno entro 12 mesi dalla firma dell’intesa e varranno per tutti. L’allarme che si vada sulla spesa storica” – che è molto diseguale tra Nord e Sud – “è falso”. Soddisfatti almeno in parte sia i presidenti della Lombardia Attilio Fontana e del Veneto Luca Zaia, secondo il quale il testo “deve avere alcuni aggiustamenti” e “oltre alla cornice siamo interessati alla firma dell’intesa, che è fondamentale”, sia il governatore campano Vincenzo De Luca.

Le intese tra Stato e Regioni dovranno assicurare i livelli essenziali delle prestazioni o gli obiettivi di servizio su tutto il territorio nazionale. Nelle materia oggetto di attribuzione verranno stabiliti i lep e i relativi fabbisogni standard. Fino alla loro determinazione, le funzioni saranno attribuite dal 1° gennaio dell’esercizio successivo e le relative risorse saranno assegnate “sulla base del riparto delle risorse a carattere permanente iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente”.

“La legge-quadro sostanzialmente traccia le linee-macro, dopodiché ogni Regione firmerà l’intesa propria, e il Veneto conferma che chiederà le 23 materie“, ha aggiunto Zaia. Anche per Fontana “c’è una condivisione di fondo, anche se ci sono alcuni dettagli da modificare e migliorare. Non può non esserci intesa su una legge che esprime i principi già contenuti dall’accordo Bressa e dalla legge n. 42”.

De Luca apprezza “il metodo scelto da Boccia, prevede il coinvolgimento di tutte le Regioni e assume come presupposto la definizione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione, e punta in maniera decisa e non reticente sulla perequazione e sull’equilibrio fra Nord e Sud, ma che contemporaneamente obbliga ogni Regione ad accettare la sfida dell’efficienza“. Per il governatore campano “si è trattato di un lavoro importante, anche perché ha De ‘deideologizzato‘ tutto il tema dell’autonomia regionale, che si era caricato di troppi elementi ideologici. Finalmente, abbiamo cominciato a discutere nel merito: intendiamo valorizzare i punti di eccellenza che si sono realizzati in tante Regioni del Nord. Quindi, l’obiettivo non è penalizzare chi è più avanti, ma aiutare in maniera seria e convinta quelle parti d’Italia che devono recuperare i forti ritardi“.

Per il presidente pugliese Michele Emiliano “la bozza ha un elemento fondamentale, cioè senza livelli essenziali di prestazioni non si fa l’autonomia differenziata. Quindi per il Mezzogiorno questa è una garanzia importantissima, perché il Mezzogiorno nella spesa ordinaria, e quindi nella spesa storica, è molto pregiudicato nel nostro Paese. Quindi – ha sottolineato Emiliano – passare dalla spesa storica, che sono i soldi che abbiamo sempre avuto, ai livelli essenziali delle prestazioni ovvero i soldi dei quali c’è realmente bisogno per avere le stesse prestazioni in tutti Italia, è un passaggio che consente di mettere insieme le esigenze del Nord di avere più competenze e più autonomia con le esigenze del Sud di avere più risorse per recuperare il delta, la differenza che esiste con il Nord”. Dunque “l’autonomia differenziata non è un sistema per far correre di più le regioni che sono già forti, ma per ricucire e superare la questione meridionale. E anzi le risorse dovranno essere addirittura maggiori nelle regioni del Mezzogiorno perché è previsto anche un fondo di perequazione che serve al recupero delle zone più svantaggiate”.

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