La vera storia di una squadra clandestina della Cia e il suo tentativo di condizionare le democrazie europee e gli equilibri internazionali. Trent’anni di delitti, attentati di mafia e segreti di Stato, descritti e raccontati nel nuovo romanzo di Fabrizio Gatti, Educazione americana (La nave di Teseo). Per scriverlo il giornalista de L’Espresso ha incontrato più volte un agente segreto d’origine italiana – ma nazionalità statunitense – che negli anni ’80 viene reclutato dalla Cia mentre lavora come poliziotto a Milano. Da quel momento diventa un agente operativo di una cellula clandestina di 007 americani. Gatti ha raccolto confidenze e racconti, ricordi di operazioni passate e rivelazioni su casi internazionali che lo 007 americano non avrebbe mai potuto scrivere. E neanche raccontare. “Il suo incubo era finire come Snowden“, ha detto Gatti. Che anche per tutelare la sua fonte ha scelto la più rassicurante forma del romanzo per il suo libro. Che ripercorre la storia recente del nostro Paese: da Mani pulite ai rapporti con la Russia di Putin, dal sequestro di Abu Omar avvenuto a Milano alla strage di via Palestro del 1993. “A differenza di altri paesi europei, in Italia è stata combattuta una guerra fredda – ha detto Gatti – Abbiamo avuto la libertà, ma condizionata anche dai mezzi violenti usati per indirizzare le nostre democrazie. Sembra fantascienza, ma nel 1993 siamo arrivati a parlare di guerra civile“. E d’altra parte la fonte di Gatti racconta anche di aver partecipato a un esperimento: con il suo capo ha costruito una miccia dello stesso tipo di quella usata da Cosa nostra per la strage di Palestro, il 27 luglio del 1993. E lo ha fatto in un appartamento di Arluno, alle porte di Milano, proprio dove Cosa nostra aveva piazzato il suo covo. Quella miccia verrà davvero usata nella strage? E cosa c’entra la Cia con la mafia? Quell’esperimento serviva davvero per la bomba al Padiglione d’arte contemporanea? Da quel momento il romanzo di Gatti si trasforma in un’inchiesta giornalistica, con il suo autore che va direttamente nei luoghi raccontati dalla sua fonte. E incrocia quei racconti con le sentenze e le carte giudiziarie sulla strage. Il risultato? Combaciano perfettamente.

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