In cima c’era il camion con la “vela” del vincitore, l’appena eletto sindaco Pd di Capaccio Paestum Franco Alfieri. Dietro c’era una paranza di cinque ambulanze. A sirene spiegate, per partecipare ai festeggiamenti, e poi sostare per qualche minuto davanti al comitato elettorale del braccio destro del governatore Vincenzo De Luca in via Magna Graecia. Era la notte tra il 9 e il 10 giugno e le ambulanze delle onlus di Roberto Squecco, un condannato in via definitiva a un anno e dieci mesi per tentata estorsione aggravata dal metodo camorristico, sfilarono in carosello tra urla di gioia e bottiglie di spumante fatte saltare al momento. Come se Alfieri avesse vinto i Mondiali.

Quella bravata è diventata un’inchiesta della Procura di Salerno per intestazione fittizia di beni, peculato d’uso, interruzione di pubblico servizio e altri reati. Inchiesta che stamane è culminata nella notifica di un decreto di sequestro di 16 ambulanze, delle onlus “Croce Azzurra” che le utilizzavano per il trasporto infermi tra Capaccio, Agropoli e Acerno, ed altre proprietà riconducibili a Squecco. Quella notte l’imprenditore capaccese festeggiava anche l’elezione della consorte, Stefania Nobili (anche lei indagata), nel consiglio comunale di Capaccio Paestum: 348 preferenze, la più votata, ora è capogruppo della maggioranza di Alfieri.

Diciotto gli indagati, tra parenti e sodali di Squecco e dirigenti dell’Asl che hanno seguito le convenzioni – poi revocate ad horas con l’esplodere dello scandalo – con il servizio 118 su quel territorio nel cuore del Cilento. Le indagini della Mobile di Salerno, coordinate dai pm Francesca Fittipaldi e Vincenzo Montemurro, contestano a Squecco di aver utilizzato la ex moglie Nobili (ma secondo il Gip Gerardina Romaniello la separazione è solo fittizia) e altri complici, tra dipendenti ed ex dipendenti, per creare una fitta di rete di prestanomi con lo scopo di schermare la reale proprietà delle onlus e dello stabilimento balneare Lido Kennedy, anch’esso sequestrato, dove Alfieri aprì la campagna elettorale. E così mettere tutto al riparo dalle misure di prevenzione patrimoniale che sarebbero scattate grazie al passaggio in giudicato di una sentenza che ritiene Squecco organico al clan Marandino.

Nel decreto di sequestro il giudice per le indagini preliminari dà atto agli investigatori di aver lavorato sulla scorta dei video pubblicati sul web, ed in particolare su Ilfattoquotidiano.it e su quello del Mattino. Con i quali i poliziotti sono stati in grado di ricostruire targhe dei veicoli, volti degli autisti, e tutte le informazioni necessarie per appurare che quei mezzi non potevano e non dovevano stare lì. Ma al servizio della collettività. Alcuni indagati, secondo l’accusa, avrebbero anche provato a depistare le indagini, indicando targhe sbagliate, di ambulanze ufficialmente non in servizio, per provare a mettere una pezza sull’accaduto. E il giudice cita l’intervista a Squecco alla testata locale Stile Tv come una delle circostanze in cui si ribadisce la reale proprietà delle onlus. Una sorta di autodenuncia: attribuendosi l’organizzazione del carosello, con lo scopo di minimizzare l’accaduto e chiedere scusa, Squecco ha finito per consegnare ai pm una pistola fumante. Dopo la revoca delle convenzioni con l’Asl di Salerno, Squecco avrebbe ‘rilevato’ tramite altri prestanomi una società decotta per subentrare comunque nel servizio, e anche di questo viene accusato dagli inquirenti.

Quel carosello di ambulanze finì su tutti i telegiornali e il 12 giugno il presidente della commissione antimafia, Nicola Marra, in un’intervista al Il Fatto Quotidiano lo definì “un messaggio in codice mafioso proveniente dal territorio”. Pochi giorni dopo su questa vicenda Morra depositò una denuncia a Salerno, il Gip lo sottolinea nel provvedimento. Il consigliere regionale M5s Michele Cammarano oggi ricorda: “Fummo l’unica forza politica a denunciare”. E sottolinea come Capaccio “sia uno dei tanti feudi di un territorio sotto l’egida di un sistema alimentato da un intramontabile fenomeno di clientele e favori. Lo stesso sistema che da vent’anni favorisce elezioni bulgare a personaggi come Franco Alfieri, il “re delle fritture” di De Luca”.

Alfieri non è indagato in questa vicenda, ma in un altro filone di indagini del pm Montemurro, che lo accusa di voto di scambio politico-mafioso. Dopo essere stato a lungo capo staff e consigliere di De Luca per la caccia e pesca, il sindaco da luglio è stato nominato dal governatore suo consigliere al “Masterplan per la rigenerazione e valorizzazione del litorale Salerno Sud”. E le ambulanze di Capaccio Paestum così hanno un riverbero politico. Proprio martedì, il ministro Pd del Sud Giuseppe Provenzano in trasferta a Napoli ha auspicato un’intesa tra i dem e i Cinque stelle anche in Campania. Ma questa inchiesta fa dire ai pentastellati campani che nessuna intesa è possibile se prima non si elimina De Luca e il sistema di potere che ha alimentato nel salernitano il consenso deluchiano.

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