La relazione della commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana sull’attentato contro di lui? “Ha prestato il fianco al mascariamento e alla delegittimazione, utilizzando audizioni di soggetti che non citano mai le loro fonti bensì il sentito dire o esposti anonimi che la magistratura, dopo attenta valutazione e trattazione, ha dichiarato essere calunniosi”. Giuseppe Antoci si scaglia contro il dossier dell’organo parlamentare di Claudio Fava. Più di cento pagine in cui la commissione definisce l’ipotesi del “fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste appare” come “la meno plausibile” tra le tre sul tavolo: cioè un attentato mafioso fallito, un atto puramente dimostrativo, una simulazione. “Rimango basito di come una Commissione, che solo dopo tre anni si occupa di quanto mi è accaduto, possa arrivare a sminuire il lavoro certosino e meticoloso che per ben due anni la Dda di Messina e le forze dell’ordine hanno portato avanti senza sosta, ricostruendo gli accadimenti con tecniche avanzatissime della Polizia Scientifica di Roma e che oggi rappresentano per l’Italia un fiore all’occhiello”, dice Antoci. “Le parole di Antoci? No comment…”, dice Fava.

“Non potrà mai il presidente Fava trovarmi d’accordo – prosegue Antoci – su quanto espressomi durante la mia audizione, quando mi affermò che i magistrati e le Forze dell’Ordine hanno lavorato male. Non è così, proprio non è così. Hanno invece dato il massimo di quello che potevano dare, mettendo le migliori intelligenze in campo e le migliori ultime tecniche investigative e informatiche esistenti. Non si fa politica giocando con la vita delle persone, dando spunti a delegittimatori e mascariatori. Bisogna essere rigorosi e cauti, ci va di mezzo la sicurezza e la vita della gente”. Poi l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, poi nominato responsabile Legalità del Pd, cita il padre del presidente della commissione, Claudio Fava: “Ma purtroppo, passando il tempo – dice – le cose pare si dimentichino ed io non pensavo che proprio Claudio Fava dimenticasse ciò che è stato detto e fatto contro suo padre ed il mascariamento che ha subìto quando tutto veniva sminuito e legato a fatti personali e non alla mafia”. L’ex responsabile legalità del Pd ricorda cosa scrissero i magistrati della Dda di Messina sull’agguato: “Un vero e proprio agguato, meticolosamente pianificato, organizzato ed attuato con tecniche di tipo ‘militarè. Appariva in dubbio che gli attentatori avessero agito non al fine di compiere un semplice atto intimidatorio o dimostrativo, ma al deliberato scopo di uccidere”.

Per la verità, però, la relazione dell’Antimafia chiarisce come in ognuna delle tre ipotesi (attentato mafioso fallito, un atto puramente dimostrativo, una simulazione) “il dottor Antoci sia comunque “vittima: bersaglio della mafia nelle prime due; strumento inconsapevole di una messa in scena nella terza”. “Fava dice che io sono in ogni caso una vittima? Non m’interessa. Io sono vivo grazie alla mia scorta. Ci sono stati due poliziotti morti in 24 ore. Ci sono i milioni di euro finiti alla mafia dei pascoli. E l’indagine la fanno sulla dinamica dell’attentato”.

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