“Da oggi siamo tutti più liberi, ora anche i parlamentari si liberino dal blocco imposto dai capi partito“. A rivendicarlo Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha di fatto aperto al suicidio assistito, spiegando di ritenere non punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.
Cappato ha aggiunto: “Non si obbliga nessuno a fare nulla, è soltanto una possibilità in più. Ora noi chiediamo una legge, per l’eutanasia legale contro quella clandestina, ma intanto un passo importante è stato fatto”. E ancora: “Cosa mi aspetto dal Parlamento? Farebbe del bene ai diritti di tutti e a se stesso se riuscisse a prendere atto di una realtà sociale diffusa, la gente conosce sulla propria pelle il dolore di tanti malati. Ora serve una discussione alle Camere e il coraggio di una decisione. Anche grazie a questa sentenza, sono certo si andrà verso la direzione giusta”.
“Non credo sia giusto opporsi a questa sentenza. Ora almeno si è assicurato un porto sicuro, con una morte opportuna, come diceva Piergiorgio Welby”, ha spiegato invece Mina Welby. “Rischio di barricate da parte dei medici cattolici? Nessun medico sarà mai obbligato a praticare eutanasia, non è così nemmeno in Belgio o Olanda, è stato detto soltanto per spaventare. Non c’è da parte nostra uno scontro con il mondo cattolico, anzi. I nostri avversari sono gli indifferenti“, ha tagliato corto Marco Cappato, citando Marco Pannella.
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