Un ambiente bianco, asettico, le luci accecanti da sala operatoria e i modelli immobili che vengono trasportati da una passerella mobile, completamente vestiti di bianco, con casacche abbottonate sulla schiena, come le camicie di forza. Inizia così, in un ambiente ‘clinico’, la sfilata di Gucci per la primavera-estate 2020, presentata al Gucci Hub, ex fabbrica aeronautica riconvertita in polo creativo.

Un reparto psichiatrico, poi il blackout. Buio, la musica si interrompe: quando riparte, inizia il vero show: i modelli – che finalmente camminano – sono viaggiatori nel tempo, indossano completi sartoriali dai colori pastello, maxi cappotti e trench, alternati a sottovesti scivolate, trasparenze e guanti neri di pelle. Collezione maschile e femminile hanno sfilato insieme – ormai è la regola – in una sfilata dal sapore vintage, anni Settanta. Rispetto agli eccessi caleidoscopici a cui Gucci ci ha abituati asciuga le linee e dosa i colori: la palette è polverosa, rosa, marrone, giallo pallido, arancio spento. Poi occhiali da sole futuristici e un accessorio che sembrava morto e sepolto tornato in grande spolvero: la catenella per gli occhiali diventata maxi-collana. Per Gucci vale solo una regola: non ci sono regole. Alessandro Michele (che alla fine riceve la standing ovation del pubblico) è il designer dei miracoli, capace di risollevare le sorti della maison fiorentina e di farla diventare un brand di culto, tra i più cercati nel mondo.

Non solo è uno dei marchi italiani più cercati al mondo – lo dimostrano i report di Lyst, che lo vedono sul podio ogni trimestre – ma è anche paladino della sostenibilità: Gucci ha annunciato il 12 settembre di essere completamente ‘carbon neutral’. Il che non significa che non produce più emissioni nel corso dell’intera filiera produttiva, ma che riesce a stimarle con precisione e compensarle, in modo che il saldo delle emissioni di gas serra venga controbilanciato. Come? Sostenendo quattro diversi progetti di protezione delle foreste nel mondo, scegliendo materie prime solo da produttori certificati, che non sfruttino né l’ambiente né i lavoratori, e ripensando i processi produttivi in modo da limitare gli sprechi e le sostanze chimiche. Il packaging, per esempio, è interamente di carta e cartone riciclato e negli stabilimenti, negli uffici e nei negozi il 70% dell’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili: entro il prossimo anno dovrebbero raggiungere il 100%. “Ci auguriamo che altre aziende del settore rispondano a questa chiamata– ha dichiarato Marco Bizzarri, presidente e ceo di Gucci – perché è necessaria un’azione collettiva per dare un contributo significativo all’ambiente e alla società nei decenni successivi, per le future generazioni”.

Un messaggio importante arrivato proprio nel momento più frenetico per il mondo della moda: la Fashion Week fa muovere centinaia di merci e persone, il che significa molti aerei, molti consumi e molti rifiuti. Ma Gucci ha deciso di calcolare e di compensare le emissioni previste per il viaggio dei suoi mille ospiti e delle centinaia di lavoratori, tra modelli, personale di produzione e impiegati. La scenografia della sfilata di oggi è stata realizzata interamente con legno riciclato. Gli inviti – lettere verde pallido con un sigillo in ceralacca dall’aria retrò – sono stati stampati su carta certificata da Forest Stewardship Council.

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