“Con la riforma della giustizia l’80% dei processi penali dovrebbe finire entro 4 anni“. Numeri che aveva già annunciato Luigi Di Maio, nei famosi dieci punti letti dopo le consultazioni al Quirinale. Adesso, però, a confermarli è direttamente Alfonso Bonafede, appena riconfermato ministro della giustizia del governo Conte 2. “L’ idea è che lo Stato finalmente dopo decenni possa dire che i processi debbono durare di meno, e questo al di là della prescrizione”, ha detto il guardasigilli intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta. Il tema della riforma della giustizia è uno dei motivi che hanno portato alla caduta del governo con la Lega. “La mia riconferma a ministro della Giustizia dimostra, nonostante la volontà della Lega di portarmi dentro alle polemiche, la bontà del lavoro svolto finora e la prendo come un atto di fiducia a me e a tutto lo staff del mio Ministero”, ha spiegato l’esponente del Movimento 5 stelle.

Fedelissimo di Di Maio e amico di vecchia data di Conte, Bonafede ci ha tenuto a difendere entrambi. “Noi continuiamo a dire che il premier è stato determinato dal Movimento 5 stelle ma anche che Giuseppe Conte non è iscritto al Movimento 5 stelle. Non ha partecipato alle elezioni e neanche alle riunioni politiche. L’ho presentato io al Movimento ma sono state le sue capacità a rafforzare la fiducia nei suoi confronti. Ha dalla sua una grande qualità: portare avanti valori e lavoro e il lavoro alla fine paga”, ha detto del presidente del consiglio. Totale anche la difesa del capo politico del M5s: “Di Maio non si è assolutamente indebolito. Al netto delle spudorate bugie distribuite al Paese, la crisi è stata aperta da Matteo Salvini. Di Maio ha veicolato una nuova sfida tenendo la barra dritta e a testa alta. Di Maio ha avuto il merito di avere insistito per avere Giuseppe Conte come premier.

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