Scarsità di cibo, farmaci e carburante. Confine rigido con l’Irlanda, caos nei porti, difficoltà per i viaggiatori britannici negli aeroporti, aumento della tensione sociale. È questo il futuro della Gran Bretagna secondo lo studio del governo britannico sull’impatto di una Brexit senza accordo. Il rapporto, pubblicato dal Sunday Times, secondo una fonte di Downing Street è stato diffuso da un ex ministro proprio alla vigilia del primo viaggio all’estero da neo-premier di Boris Johnson per due cruciali colloqui con Angela Merkel ed Emmanuel Macron in vista del summit del G7 di Biarritz. E nel giorno in cui il governo ha firmato il provvedimento che cancella le leggi dell’Unione europea in Gran Bretagna, cancellando l’atto del 1972. Un provvedimento che sarà in vigore dal 31 ottobre, quando il Regno Unito uscirà dall’Unione europea, con o senza accordo.

Chiamato in codice “Operation Yellowhammer” (letteralmente “operazione zigolo giallo”, dal nome dell’uccello) il piano era già trapelato a settembre dell’anno scorso ma solo in forma di foto rubata a qualcuno che usciva dagli uffici del governo a Whitehall tenendolo sotto il braccio. Poco si riusciva a capire dall’immagine sfocata se non che si trattava di “piani di emergenza in caso di no-deal”. E notizie di possibili carenze o aumenti vertiginosi dei prezzi di beni essenziali si erano rincorse negli ultimi mesi. Ma quello trapelato il 18 agosto risalirebbe ad un mese fa e descrive un quadro molto più dettagliato e di conseguenza più preoccupante.

Secondo il rapporto, il Regno Unito potrebbe dover affrontare mesi di disagi, in caso di no-deal: il cibo fresco potrebbe scarseggiare e i suoi costi potrebbero aumentare. Inoltre, il carburante potrebbe essere meno disponibile, i pazienti potrebbero dover attendere a lungo per ricevere medicine tra cui insulina e vaccini anti-influenzali e potrebbero esserci ritardi agli aeroporti europei, all’Eurotunnel e a Dover: nel documento si parla anche del rischio che l’85% dei camion che attraversano la Manica non siano pronti per la dogana francese in caso di mancato accordo e potrebbero generare caotiche file di attesa di giorni, mandando i porti in tilt per almeno tre mesi. Dopo poco si farebbe sentire la penuria di molte merci primarie.

Michael Gove, il ministro delegato dal governo per intensificare preparativi dei piani di emergenza in vista dell’eventuale hard Brexit, ha commentato il rapporto definendolo come “lo scenario peggiore” e affermando che l’esecutivo sta facendo “passi molto importanti” per rafforzare la pianificazione legata al divorzio dall’Unione europea, da quando Boris Johnson è diventato premier succedendo a Theresa May. Ma una fonte di Whitehall che ha parlato con il Sunday Times sostiene tutto il contrario. “Non si tratta di un ‘Progetto Paura‘, ma la previsione più realistica di ciò che la gente dovrà affrontare in caso di no deal. Si tratta di scenari ragionevoli e basilari”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Open Arms, Salvini blocca la nave nonostante disponibilità di 6 Paesi Ue trovata da Conte. Il Viminale: ‘Nessun paese ha fatto passi formali’

next
Articolo Successivo

Brexit, Johnson a Tusk: “Lavoriamo a un accordo, ma senza backstop”. Bruxelles: “Significa che vuole reintrodurre le frontiere”

next