La strage del 14 agosto 2018 gli ha portato via Henry, suo fratello di 30 anni, e da quel giorno la vita di Emmanuel Diaz è stata completamente stravolta. Voleva tornare in Colombia, paese dal quale con la madre erano partiti verso l’Italia, nel 2005, a seguito dell’assassinio del padre, per lavorare nella prevenzione e nel contrasto della criminalità come psicologo. Emmanuel era appena atterrato a Medellín quando viene a sapere del crollo del Ponte Morandi e, guardando una diretta Facebook, vede la carcassa dell’auto di suo fratello. Tornato in Italia non passa giorno senza leggere eapprofondire carte, documenti, articoli e tutto quello che può aiutare i suoi avvocati e la Procura a cercare verità e giustizia sulla strage. Oggi, come tutti i familiari delle 43 vittime del crollo, spera che con il passare del tempo non si abbassi l’attenzione sui fatti, che chi pur avendo elementi utili fino a oggi ha preferito tacere per paura si faccia avanti e dica quello che sa, che sia fatta piena luce per una strage “che ha fatto anche perdere la faccia all’Italia, che ha lasciato che la concessione di un tratto autostradale potesse essere totalmente fuori controllo“. Alla vigilia delle celebrazioni per l’anniversario della strage, al dolore si aggiunge l’amarezza e il timore che esponenti politici possano usare anche questo momento di cordoglio come passerella, così il racconto di Emmanuel è anche un appello: “In particolare mi rivolgo a Matteo Salvini, che ho letto dovrebbe essere tra i presenti alla messa in ricordo delle vittime. Penso che sarebbe più opportuno non partecipasse a questo momento di raccoglimento, e nel caso davvero dovesse venire mi girerò dall’altra parte, non solo perché non ha mai messo apertamente in discussione la concessione della rete autostradale, ma ha fatto scoppiare questa crisi di governo proprio nelle settimane in cui si sarebbe ridiscusso le regole che hanno permesso che un viadotto come questo crollasse, come dimostra il salto in borsa del gruppo Atlantia”.

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