Fotografie in bianco e nero. Fascicoli sbiaditi scritti a macchina e a mano negli anni ‘60 in cui si parla di fessurazioni, di deformazioni, di sprofondamenti. E poi collaudi da effettuare utilizzando mezzi più leggeri di quelli previsti. È tutto scritto nel fascicolo sul Ponte Morandi da mezzo secolo conservato negli archivi della società costruttrice Condotte. Domenica il Fatto Quotidiano ne svelerà in esclusiva il contenuto nella seconda inchiesta di Sherlock. Quattro pagine di un’inchiesta firmata da Marco Lillo e Ferruccio Sansa per aiutare i lettori a capire i segreti del ponte crollato un anno fa.

Una montagna di carte che neanche la Procura di Genova, impegnata nell’inchiesta sul crollo, ha ancora acquisito. Sono i verbali della Commissione di Collaudo, le lettere allarmate degli ingegneri che dovevano certificare la sicurezza del Ponte mettendoci la propria firma. Poi le rassicurazioni del costruttore e di Riccardo Morandi – uno dei maggiori esperti al mondo – che considerava il ponte come un figlio.

Ecco cosa scrisse il Nicolò Trapani, capo dipartimento Anas, in una lettera raccomandata del 23 novembre 1968: “A seguito di sopralluogo effettuato congiuntamente a tecnici dell’impresa e di Autostrade, che ha in concessione la Genova-Savona, è stato rilevato che su entrambe le pareti laterali esterne della travata scatolare facente parte dell’elemento bilanciato (pila 11) in corrispondenza dell’attacco dei ritti sono visibili filature capillari con inclinazione a 45 gradi circa”.

Minuscole crepe che già allora suscitarono allarme. Che fecero temere per la “pubblica incolumità”. Furono mesi convulsi in cui si susseguirono analisi, studi dell’università.

Morandi e Condotte, però, si mostrano convinti della sicurezza della struttura. Condotte ritiene che le fessure abbiano subito variazioni minime, “tra un millesimo e un decimillesimo di pollice (meno di 0,002 centimetri, ndr)”. E aggiunge: “Riteniamo molto probabile che dette ‘filature’ rappresentino il residuo di piccole lesioni che si sono prodotte all’atto della costruzione”, garantisce l’impresa.

Si arriva così al collaudo. E qui emerge un’altra storia che finora era stata dimenticata. Che riemergeva a volte nei racconti degli operai che avevano lavorato al ponte. Una vicenda che pareva una leggenda metropolitana. Invece era vera. Il ponte fu collaudato facendolo percorrere da un carico inferiore a quello inizialmente previsto. Perché? Secondo le lettere dell’impresa, il cambio di programma fu dovuto a problemi tecnici e a uno sciopero che impediva di far arrivare a Genova il peso da centinaia di tonnellate individuato inizialmente. Come scrive Condotte: “Non essendo stato possibile rintracciare un doppio carico eccezionale, la prova sarà effettuata con un unico carrellone. L’idoneità è rimessa al suo esame e al suo benestare”. Morandi approvò. Il test fu eseguito e il ponte ottenne il via libera.

Da allora oltre un miliardo di automobilisti sono passati sotto le arcate di cemento alte novanta metri. Fino alla mattina del 14 agosto 2018.

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