Mentre i concessionari autostradali sono impegnati per il rinnovo dei loro contratti (le concessioni), Gavio lo è particolarmente in questa fase, essendo già scadute due sue concessioni (l’A21 Torino-Piacenza e il raccordo autostradale della Valle d’Aosta). Anche i sindacati sono in agitazione per il rinnovo del loro contratto scaduto da sei mesi. Lo sciopero del 4-5 agosto degli autostradali per il rinnovo del contratto assume invece un particolare rilievo politico per via della fase turbolenta che attraversa il settore dopo il crollo del ponte Morandi e per le recenti modifiche della struttura tariffaria definita dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti. E gestionale per il servizio di mobilità pubblica, visto che i giorni dello sciopero coincidono con l’inizio dell’esodo estivo.

Nelle trattative sindacali, le rappresentanze imprenditoriali riunite nell’associazione datoriale Fise hanno messo sul piatto (vista la probabile riduzione degli extra-profitti fino a ora incassati) la richiesta di ridurre drasticamente il costo del lavoro. Si vorrebbe abolire la presenza obbligatoria del personale al casello durante le 24 ore,si vorrebbe l’assunzione di personale che va in pensione con contratti di altre categorie meno costosi di quello in vigore. Infine si vorrebbe introdurre il part-time a chiamata. C‘è da sperare che nei giorni dello sciopero i concessionari, a fronte di situazioni di pericolo per la sicurezza, di code da bollino rosso e di temperature elevate, evitino l’esazione al casello cioè il pagamento del pedaggio per rendere più fluida l’uscita dall’autostrada.

Le concessionarie italiane hanno tra i pedaggi più elevati d’Europa visti i già avvenuti ammortamenti degli investimenti sulla vecchia rete. Inoltre godono di consistenti riduzioni di personale derivanti dall’ingresso del telepass e di ricavi sempre più in crescita per l’aumento costante del traffico. I canoni di concessione dovuti allo Stato sono irrisori e la manutenzione spesso non avviene con gli standard concordati con il regolatore pubblico. La ventina di concessionarie italiane (siamo la rete nazionale più frammentata d’Europa) vuole far ricadere sui lavoratori delle autostrade la riduzione dei suoi profitti. Preoccupata com’è del riequilibrio di poteri che sta avvenendo tra Stato e concessionari a favore dell’interesse pubblico e a beneficio di autotrasportatori e automobilisti nel segno della trasparenza.

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