Botta e risposta tra il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente dell’Agcom Marcello Cardani. L’oggetto della polemica è il documento con cui l’authority ha avvertito il governo che il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo previsto dal decreto Dignità ed entrato in vigore per tutti a metà luglio è difficile da applicare e gli operatori stranieri non possono essere sanzionati in Italia. “Il gioco d’azzardo è come una droga: rovina ragazzi, adulti e intere famiglie”, ha scritto su Facebook il leader M5s. “Ora l’Agcom, che è l’autorità per le comunicazioni, ha talmente annacquato il divieto che sta praticamente dicendo a tutte quelle famiglie ‘sì, il Ministro ha vietato la pubblicità, ma noi la rimettiamo, in modo che tuo figlio giochi ancora, e ancora’. Invito i signori dell’Agcom a dimettersi. Tanto a settembre cambieremo i vertici“, il cui mandato di sette anni è comunque scaduto il 26 luglio. Non solo. Per Di Maio all’Agcom “non sta a cuore la vita dei ragazzi e delle loro famiglie, evidentemente si occupano di altri interessi, è un problema loro. A me importa che in Italia ci siano persone che scommettono su sé stesse, non sul gioco d’azzardo. Che cavolo di Paese siamo se un Ministro vieta la pubblicità e una authority la permette di nuovo? – chiede provocatoriamente il capo politico del M5s – Si stanno mettendo di traverso in tutti i modi. Il cambiamento è una battaglia dura e lunga. Ma se pensano di rallentarci, hanno sbagliato governo. Questa battaglia la vinciamo”.

La risposta di Cardani: “Authority non può essere considerato un ufficio di diretta collaborazione di un ministro”
Non si è fatta attendere la replica di Cardani, che ha sottolineato come l’Agcom sia “un organismo indipendente – innanzitutto dal potere politico – dotato di propria autonomia decisionale, e non può essere considerato un ufficio di diretta collaborazione di un ministro”. Nella lunga nota, il presidente dell’Agcom si è rivolto direttamente a Di Maio: “Prima di insultare l’Autorità il ministro avrebbe dovuto confrontarsi nel merito ed eventualmente collaborare nell’interpretazione dei contenuti della legge”. A sentire Cardani, “le parole di Di Maio, lanciate su un social network, seppure per rivolgere da ministro critiche ad un’istituzione indipendente, risultano completamente distorsive del lavoro dell’Autorità, che ha provato in primo luogo a tenere insieme e dare un senso a differenti disposizioni di legge, sforzandosi di rendere efficace il divieto introdotto dall’art. 9 del d.l. n. 87/2018, anche attraverso una proficua interlocuzione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per poi segnalare, come è accaduto in tante altre occasioni, le difficoltà di coordinamento che impediscono una piena applicazione del divieto di pubblicità nel settore”. Nel prosieguo del comunicato, l’accusa di Cardani diventa ancora più pesante: “Spiace che il ministro dello Sviluppo economico utilizzi l’Autorità e il suo operato per lanciare messaggi politici e personali”. Quanto alla “richiesta di dimissioni dei vertici dell’Autorità, oltre a richiamare la terzietà in difesa dell’indipendenza – ha spiegato Cardani – vorrei ricordare al ministro che il Consiglio dell’Autorità è scaduto – dopo sette anni – il 24 luglio e, in questa fase di prorogatio necessaria alla continuità dell’esercizio delle funzioni di garanzia, sta sopperendo all’inazione del Parlamento e del governo nelle nomine del nuovo vertice, continuando a prestare il proprio servizio al Paese. L’Agcom – ha concluso il presidente – è una istituzione di garanzia di tutti i cittadini italiani, i cui criteri di selezione delle competenze e nomina dei vertici attraverso l’azione parlamentare rispondono all’esigenza di rappresentare in modo ampio e corretto la collettività e non singoli interessi”.

Le opposizioni attaccano. Il Pd: “Si accorge solo ora delle osservazioni?”
Le opposizioni la vedono diversamente: il Pd si chiede come mai “Di Maio sembra accorgersi solo ora delle osservazioni dell’Agcom nelle sue linee guida” e Forza Italia sostiene che “far fuori l’Agcom” rientra in un presunto piano per “mettere le mani sull’intero sistema dell’informazione in Italia, per limitare la libertà di espressione e il pluralismo dell’informazione”.”Il contrasto al gioco d’azzardo ostentato con grande enfasi nel contratto di governo gialloverde pare si stia indebolendo”, ha commentato la deputata Pd Elena Carnevali. “E Di Maio sembra accorgersi solo ora delle osservazioni dell’Agcom nelle sue linee guida. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia per chiedere quali provvedimenti intende attuare per contrastare il gioco d’azzardo e perché non è intervenuto con proprie osservazioni sulle linee guida di Agcom, che prevedono nuove forme di pubblicità anche più aggressive di prima, mentre le associazioni che si occupano di gioco d’azzardo e delle sue implicazioni patologiche chiedevano un serio e accurato intervento in merito. Vorremo anche sapere se è vero che il governo sta facendo una bozza di riforma del sistema del gioco d’azzardo legale e del superenalotto e se intende continuare a fare affidamento sulle entrate fiscali derivanti dal gioco pubblico d’azzardo visto il considerevole dato della raccolta dei giochi pubblici cioè il numero delle puntate registrate nell’arco dell’intero anno, che in Italia nel 2018 è stata pari a 106,8 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2017″.

Il contenuto del Decreto dignità sul gioco d’azzardo
L’articolo 9 del decreto Dignità al primo comma dispone che “fermo restando quanto previsto dall’articolo 7, commi 4 e 5, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e in conformità ai divieti contenuti nell’articolo 1, commi da 937 a 940, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (ovvero il decreto Balduzzi e la legge di Stabilità per il 2016, ndr) a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata”.

Cosa aveva detto l’Agcom nelle linee guida
L’authority nelle sue linee guida pubblicate ad aprile aveva chiarito che continuano ad essere consentite “le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale”, vale a dire le informazioni nei locali di gioco riguardanti quote, jackpot, probabilità di vincita, puntate minime ed eventuali bonus, “purché effettuate nel rispetto dei principi di continenzanon ingannevolezzatrasparenza nonché assenza di enfasi promozionale”. Il 15 luglio, poi, i vertici uscenti dell’authority (nominati dal governo Monti) hanno inviato al governo una dettagliata segnalazione in cui spiegano di non avere il potere di irrogare le multe di minimo 50mila euro previste dal decreto agli operatori esteri. E aggiungono che il provvedimento, nella parte relativa agli spot dei giochi, non è coordinato con le norme precedenti, per cui sarebbe opportuna una riforma complessiva. Riforma del resto prevista dal decreto stesso, che recita: “Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo propone una riforma complessiva in materia di giochi pubblici in modo da assicurare l’eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario, e comunque tale da garantire almeno l’invarianza delle corrispondenti entrate”.

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