Per anni scomparsa, coperta da polvere e detriti, è riapparsa da qualche giorno dopo i lavori eseguiti dall’amministrazione comunale: è la scritta Dux sul costone che sovrasta l’abitato a Villa Santa Maria, in provincia di Chieti. Un ritorno che ha scatenato tantissime polemiche. Si tratta di un’incisione risalente agli anni ’40, che non è mai stata rimossa in modo permanente: era stata coperta dagli interventi di messa in sicurezza degli anni ’90, ma recentemente, durante dei valori di rivalutazione della zona rocciosa a fini turistici, è tornata visibile. La sua ricomparsa ha dato il via a uno scontro tra il Partito democratico che ha tirato in ballo Matteo Salvini e l’amministrazione locale che, tramite il sindaco Giuseppe Finamore, ha comunicato di non avere alcuna intenzione di cancellare una scritta “che non inneggia a niente”. In questi giorni, il dibattito sul fascismo, era stato già acceso dalla questione della riapertura della tomba di Mussolini a Predappio programmata per il 28 luglio.

Il caso di Villa S. Maria è diventato oggetto di un’interrogazione parlamentare del deputato abruzzese in quota Pd Camillo D’Alessandro al ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Salvini intervenga per rimuovere uno dei simboli fascisti, inneggianti a Benito Mussolini, quale scelta consapevole di un Paese democratico che non ammette il riemergere di simboli appartenenti ad un passato che non hanno nulla di storico, né meritano di essere rievocati – sono state le sue parole – da giustificare la scelta dell’amministrazione comunale di Villa Santa Maria”.

A commissionare i lavori sul costone per “la realizzazione di percorsi di scalata sulla roccia” è stata proprio l’amministrazione comunale, che D’Alessandro ha accusato, in un post su Facebook, di aver volutamente riesumato la scritta fascista “con la scusa di creare percorsi ‘educativi e formativi”. E così “oggi è nuovamente leggibile quel vergognoso ‘Dux’ che giustamente il tempo aveva cancellato – ha aggiunto – È inaccettabile. Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. E come tale va trattato!”.


“Quell’incisione è sempre stata lì. A fine anni ’90 era sta coperta dalla polvere dei lavori di messa in sicurezza del costone, costati 3 miliardi e mezzo di lire, ma le piogge acide l’avevano già in parte ripulita. Noi abbiamo un progetto di valorizzazione turistica per realizzare 52 vie di risalita per arrampicata su quella parete: dovevano essere ripuliti i cespugli, i rami ed è stata ripulita anche la scritta”. Così ha spiegato la vicenda Giuseppe Finamore, il sindaco di Villa S. Maria, nota per essere la patria dei cuochi e sede del prestigioso istituto alberghiero. “Io – ha sottolineato il sindaco – non ho nessuna intenzione di ricoprirla, è sempre stata là, noi siamo cresciuti con quella scritta che non inneggia a niente, è una scritta che c’era, e se serve da attrattiva per far venire gente nel mio paese va benissimo”. La volontà dell’amministrazione, stando alle parole del primo cittadino, è quella di avviare una programmazione che attiri rocciatori, per implementare il turismo nelle svantaggiate zone interne, ma questo non ha fermato i commenti indignati come quello di un cittadino, che ha allegato alla foto in messaggio: “È la recrudescenza disinibita e senza remore, in barba alla legge Scelba e alla memoria storica, degli effetti che il fascismo ebbe sull’Italia e sugli Italiani”.

Il dibattito sul fascismo scatenato dal caso dell’incisione sulla roccia del comune in provincia di Chieti si è animato, tra l’altro, proprio negli stessi giorni in cui è attivo anche quello sulla riapertura della tomba del duce, in occasione della celebrazione del suo compleanno, il 29 luglio, organizzata ogni anno nell’ultima domenica del mese. Sui festeggiamenti di Predappio, che quest’anno per la prima volta dopo 70 anni si svolgono sotto un’amministrazione che non sia di centro-sinistra, era intervenuta l’Anpi, tramite il suo vicepresidente nazionale Emilio Ricci: “Un corteo – ha detto il presidente dell’associazione che già si era schierata contro la commemorazione della marcia su Roma il 28 ottobre scorso – che infangherà la memoria delle numerose vittime della criminalità fascista, delle sue leggi razziali, del suo collaborazionismo con i nazisti che portò al massacro di donne, uomini e bambini innocenti. Facciamo appello al questore, al prefetto, al sindaco affinché l’Italia intera non subisca l’oltraggio di nostalgici liberi di inneggiare al dittatore Benito Mussolini”. Sull’altro fronte invece, Rachele Mussolini, consigliera comunale romana e nipote del duce, era intervenuta dicendo: “Anche con la collaborazione del sindaco di Predappio, Roberto Canali stiamo cercando di tornare, come già accadeva, ad una riapertura fissa”. Lo stesso sindaco, infatti, non ha negato la possibilità di rendere permanente l’accesso alla cripta, definendola “una risorsa e fonte di turismo”.

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