Cosa lega Mahmood, Riccardo Tiscie Patrick Cooper? Il nome anagrafico di Mahmood, Alessandro Mahmoud, compare inequivocabilmente nero su bianco nei fascicoli di un procedimento giudiziario federale statunitense attualmente in corso. Le carte, depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York, delineano i contorni del processo civile per violenza sessuale (Causa N. 25 Civ. 4758 – LAK) intentato dal trentacinquenne Patrick Cooper contro il celebre stilista italiano Riccardo Tisci, ex direttore creativo di maison storiche come Givenchy e Burberry, e indicano il cantante italiano come persona chiamata a testimoniare a favore dello stilista.
A far esplodere il caso, che i media americani non hanno ancora intercettato sotto questa specifica angolazione, è stato il giornalista freelance francese Louis Pisano, che si presenta come autore per Harper’s Bazaar, Technikart e Nylon; oltre che editor di SPHERES MAGAZINE. Attraverso il suo profilo X (ex Twitter) e la sua newsletter, Pisano ha reso pubblici i documenti originali estratti dai portali governativi statunitensi PACER (Public Access to Court Electronic Records) e cases.justia.com, database ufficiali della giustizia americana.
In più, c’è il fatto che Mahmood in quei giorni si trovava effettivamente a New York perché ha cantato al LadyLand Festival, un celebre festival musicale e party LGBTQ+ all’aperto che si tiene a Brooklyn. Noi di FqMagazine abbiamo contattato via mail anche i legali di Tisci dello studio Dentons, ma al momento alla nostra mail non è arrivata una risposta; ma siamo intanto entrati in possesso di una serie di documenti inediti che integrano e, per certi versi, ribaltano il quadro della situazione delineato dalle carte processuali diffuse nelle ultime ore, rivelando discrepanze cruciali nella versione dell’accusa. Ma andiamo con ordine.
Il documento chiave
Il documento chiave è una memoria depositata il 15 maggio 2026 dai legali di Riccardo Tisci: una “motion” con cui la difesa dello stilista chiede l’emissione di una lettera di richiesta internazionale. In apertura dell’atto si legge che il convenuto “chiede rispettosamente che la Corte emetta una Lettera di Richiesta […] con cui si ordini all’autorità giudiziaria competente in Italia di disporre ed eseguire l’esame orale di Alessandro Mahmoud, cittadino e residente in Italia”. Nel reclamo emendato, annotano in via preliminare gli stessi avvocati, “il cognome del sig. Mahmoud è scritto in modo errato come ‘Mahmood'”.
La causa civile nasce dalle accuse mosse da Patrick Cooper allo stilista: Cooper sostiene che i fatti siano avvenuti tra sabato 29 giugno 2024 e la mattina di domenica 30 giugno 2024, durante il weekend del Pride a New York. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Cooper avrebbe incontrato Tisci tramite l’amico Michael Alexander; successivamente Cooper, Alexander, Tisci e Mahmoud si sarebbero recati al “2 Sisters 4 Brothers Restaurant and Lounge”, situato al 355 East 116th Street di Harlem. Cooper sostiene inoltre che, prima dell’arrivo nel locale, Tisci e Mahmoud parlarono “tra loro in italiano”, una lingua che né Cooper né Alexander erano “in grado di comprendere”.
È proprio all’interno del locale che compare il passaggio centrale sul cantante. Nella memoria della difesa si legge che Cooper sostiene di aver bevuto “un drink che gli fu consegnato da Mahmoud” e che quel drink sarebbe stato alterato “con una sostanza incapacitante dal Convenuto o da Mahmoud su indicazione del Convenuto“. Sempre secondo l’accusa, ciò avrebbe provocato a Cooper un improvviso blackout durante un intervallo di circa quindici minuti in cui Alexander era uscito dal bar. La stessa memoria precisa subito dopo, in modo categorico, che “Il Convenuto nega tutte le accuse di condotta illecita contenute nel Reclamo Emendato”.
L’istanza dei legali di Tisci e la Convenzione dell’Aia
La prudenza, in questa fase, è obbligatoria: Alessandro Mahmoud non è accusato formalmente di nulla negli atti consultati, non è indicato come parte del procedimento civile e non risulta indagato. Il suo nome compare esclusivamente perché, secondo le allegazioni di Cooper e secondo l’istanza della difesa di Tisci, era presente quella notte e potrebbe riferire circostanze rilevanti. La richiesta di sentirlo in tribunale arriva infatti dai legali dello stilista, per tutelare la posizione del proprio assistito. Il punto è spiegato chiaramente nella parte argomentativa della memoria: Tisci “cerca di ottenere la testimonianza di Mahmoud perché egli è un testimone diretto degli eventi posti in questione dall’Attore”. La difesa aggiunge che Cooper “sostiene espressamente che Mahmoud gli servì il drink che sarebbe stato alterato” e che lo stesso Mahmoud, “agendo su indicazione del Convenuto, potrebbe essere stato direttamente coinvolto nell’alterazione del drink”. Per questo motivo, scrivono gli avvocati, la testimonianza della persona che Cooper stesso identifica come colui che gli avrebbe servito la bevanda è “chiaramente rilevante per stabilire se tale drink fosse effettivamente, come sostiene l’Attore, alterato”.
New filings in the Riccardo Tisci sexual assault case allege Italian artist Mahmood may have spiked Patrick Cooper’s drink at Tisci’s direction, while Tisci held conversations in Italian with him Cooper couldn’t understand. Cooper says he blacked out minutes after his friend left… https://t.co/g8T9DQIll0 pic.twitter.com/UGe60uD68w
— Louis Pisano (@LouisPisano) May 19, 2026
Gli avvocati di Tisci sostengono anche che Mahmoud potrebbe chiarire lo stato psicofisico di Cooper prima del presunto blackout e il contenuto delle conversazioni in italiano. “Mahmoud, nella misura in cui ricordi tali conversazioni, può testimoniare su ciò che fu detto”, si legge nella memoria (doc. 47, pagg. 4-5). Subito dopo, il documento aggiunge un dato procedurale significativo, che ha portato all’attivazione della rogatoria internazionale: “Il Convenuto ha chiesto a Mahmoud di comparire volontariamente per una deposizione. Egli ha rifiutato. Il Convenuto, pertanto, non ha altra alternativa se non procedere con una Lettera di Richiesta affinché Mahmoud possa essere esaminato in Italia”. Non si tratta quindi, allo stato attuale, di una convocazione già eseguita, ma di una richiesta formale rivolta alla Corte distrettuale americana affinché attivi i canali della cooperazione giudiziaria internazionale. Nell’allegato alla memoria, la Corte viene invitata a rivolgersi direttamente al Ministero degli Affari Esteri italiano per richiedere assistenza al fine di “ottenere prove da Alessandro Mahmoud”. L’assistenza richiesta consiste nel far sì che l’autorità giudiziaria competente obblighi Mahmoud a “rendere prova sotto forma di testimonianza mediante esame orale” (doc. 47, pag. 5). Nella richiesta allegata alla Corte si chiede anche che Mahmood porti con sé il telefono cellulare. Il documento precisa che potrebbe avere “text or WhatsApp messages stored on his phone that are relevant to the matters at issue”, messaggi di testo o WhatsApp rilevanti per le questioni in causa.
Le domande preparate per l’esame testimoniale
I documenti pubblici includono anche l'”Allegato B”, ovvero l’elenco delle 64 domande specifiche che la difesa di Tisci intende sottoporre a Mahmoud sotto giuramento. A pagina 15 e 16 del documento, si leggono i quesiti mirati a chiarire la dinamica del locale: “Mentre si trovava al 2 Sisters, quanti drink alcolici consumò Patrick Cooper?” (Domanda 20); “Lei consegnò personalmente drink a Patrick Cooper?” (Domanda 25); “Dal momento in cui il barista le consegnò il drink […] il drink uscì dalla sua vista?” (Domanda 29). Fino ad arrivare alle questioni più delicate: “Riccardo Tisci le chiese di mettere qualche droga nel drink di Patrick Cooper?” (Domanda 33) e “Lei mise qualche droga nel drink di Patrick Cooper?” (Domanda 34).
La seconda ricostruzione della notte a Harlem e il “blackout”
La ricostruzione della notte contestata era già stata esaminata in modo approfondito dal giudice federale Lewis A. Kaplan in un atto denominato “Memorandum Opinion“, datato 3 dicembre 2025. In quella sede, la Corte era chiamata a valutare la mozione di Tisci per respingere il reclamo emendato. Anche in questo caso, il sistema giuridico americano impone una precisazione: il giudice scrive che, in quella fase preliminare, la Corte deve presumere “the truth of all well-pleaded factual allegations” (la verità di tutte le allegazioni di fatto ben formulate) e analizzarle nella luce più favorevole all’accusa. Il magistrato aggiunge però che la determinazione se le prove confermeranno tale racconto “must await a later stage of this lawsuit” (deve attendere una fase successiva di questa causa). Nella sua decisione, Kaplan riassume così l’incontro: nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 Cooper era uscito con l’amico Michael Alexander per il Pride; dopo la mezzanotte i due incontrarono Riccardo Tisci e l’amico di Tisci, “Alessandro Mahmood”. Cooper non conosceva né Tisci né Mahmood, mentre Alexander aveva avuto una precedente relazione con il designer italiano. I quattro andarono poi insieme in un bar di Harlem. L’amicizia tra Tisci e Mahmood non è un mistero: i due si conoscono da tempo, il cantante è stato testimonial per campagne pubblicitarie curate dallo stilista e in passato sono stati fotografati insieme in vacanza o durante festeggiamenti di compleanni esclusivi, fino a quando le loro apparizioni pubbliche congiunte si sono interrotte nel corso del 2024.
Sempre secondo la ricostruzione riportata dal giudice Kaplan, Cooper sostiene di non essere stato ubriaco né intossicato quando arrivò al locale, di avere una forte tolleranza all’alcol e di non aver assunto droghe durante la nottata. Cooper afferma di aver bevuto un solo drink in quel locale, pagato da Alexander e “brought to Cooper” (portato a Cooper) da Mahmood. Quando Alexander uscì per circa quindici minuti, Cooper continuò a bere e a parlare con Tisci. Poi, sostiene, ebbe un blackout. La decisione di Kaplan riporta anche un elemento fondamentale che la difesa di Tisci utilizza per contestare l’intera impalcatura accusatoria: Cooper afferma di non aver visto nessuno mettere droga nel drink e ammette che la bevanda non aveva un sapore alterato. Allo stesso tempo, il querelante sostiene di non aver mai avuto prima un blackout “in such an incapacitating manner where he did not remember anything” (in un modo così incapacitante in cui non ricordava nulla).
Secondo il racconto depositato, quando Alexander rientrò nel bar non trovò più nessuno; nessuno dei tre gli aveva comunicato l’intenzione di andarsene. Cooper riferisce poi di essersi svegliato alcune ore dopo in un appartamento sconosciuto, “completely naked, laying on a bed, with Tisci, also completely naked, on top of and forcibly kissing him” (completamente nudo, sdraiato su un letto, con Tisci, anch’egli completamente nudo, sopra di lui e intento a baciarlo con forza). Il giudice riporta che l’uomo, “shocked and horrified” (scioccato e inorridito), si sarebbe liberato immediatamente in uno stato di grave disorientamento. Nel provvedimento si legge anche che Cooper avrebbe trovato i propri vestiti, compresi i calzini, piegati ordinatamente, cosa che lui considera anomala per le proprie abitudini, e il telefono spento altrove nell’appartamento. Pochi minuti dopo il risveglio, “in a near-panic” (quasi in preda al panico), lasciò l’abitazione rendendosi conto di essersi trovato a casa di Tisci.
Le incongruenze dell’accusa nei documenti esclusivi di FqMagazine
Siamo entrati in possesso di una serie di documenti inediti che integrano e, per certi versi, ribaltano il quadro della situazione delineato dalle carte processuali diffuse nelle ultime ore, rivelando discrepanze cruciali nella versione dell’accusa. Si tratta della prima denuncia formale depositata da Patrick Cooper, classificata come “Verified Complaint” (denuncia giurata) presso la Corte Suprema dello Stato di New York, Contea di New York. L’atto, protocollato dal sistema telematico NYSCEF in data 29 aprile 2025 – quindi ben tre mesi prima del “Reclamo Emendato” del luglio 2025 in cui viene coinvolto Alessandro Mahmoud – non fa alcuna menzione del cantante. In queste undici pagine iniziali, firmate e giurate dallo stesso Cooper, il nome dell’artista italiano è del tutto assente. L’attore indica Riccardo Tisci come l’unica persona presente e coinvolta in ogni fase della serata. Al paragrafo 5 (pagina 2), Cooper dichiara infatti che, la notte del 29 giugno 2024 al locale di Harlem, fu esclusivamente lo stilista ad avvicinarsi.
La ricostruzione iniziale è infatti formulata esclusivamente nei confronti di Tisci: Cooper sostiene che, “il o intorno al 29 giugno 2024”, lui e il convenuto si trovassero al 2 Sisters 4 Brothers Restaurant and Lounge, al 355 East 116th Street, New York, che “non si conoscessero prima del 29 giugno 2024” e che, quella sera, Tisci gli si fosse avvicinato iniziando una conversazione. Sempre in questa prima versione, Cooper attribuisce direttamente al convenuto la presunta alterazione del drink: “durante quella conversazione e/o conversazioni successive, il convenuto, secondo informazioni e convinzione, manomise il drink dell’attore, inserendo discretamente una droga nella bevanda mentre lui non guardava”. Il documento aggiunge che Tisci “non offrì droghe” a Cooper, che Cooper “non accettò droghe” da lui, che non fu informato dell’inserimento di una sostanza nel bicchiere e che non diede alcun consenso, né espresso né implicito.
Nelle pagine consultate, inoltre, non viene indicato alcun test antidroga a sostegno della ricostruzione. Cooper sostiene poi che, una volta che la sostanza avrebbe fatto effetto, Tisci lo avrebbe portato nella propria abitazione, dove gli avrebbe impedito di andarsene e lo avrebbe aggredito sessualmente. La parte evidenziata nella prima denuncia è netta anche sul consenso: “l’attore non ha acconsentito ad andare a casa del convenuto, né a rimanere a casa del convenuto, né a compiere atti sessuali con il convenuto nella casa del convenuto”. Proprio questo passaggio è rilevante perché, rispetto agli atti successivi in cui la difesa di Tisci chiede di sentire Alessandro Mahmoud come possibile testimone, la prima complaint presenta una ricostruzione più circoscritta: non cita Mahmood, non lo colloca sulla scena e non gli attribuisce alcun ruolo nella consegna o nella presunta alterazione del drink.
Le ipotesi al vaglio dei giudici
La Corte non ha emesso alcun verdetto di colpevolezza e non ha stabilito che quei fatti siano veri. Ha però ritenuto che, al livello procedurale del dicembre 2025, le allegazioni di Cooper fossero sufficienti per respingere in parte la richiesta di archiviazione formulata dalla difesa. Kaplan scrive che, accettando provvisoriamente la versione del querelante, “it would be plausible to conclude that Tisci or someone else drugged Cooper’s drink, took Cooper to Tisci’s apartment, undressed him, and had sexual contact with Cooper while Cooper remained insensible” (sarebbe plausibile concludere che Tisci o qualcun altro abbia drogato il drink di Cooper, lo abbia portato nell’appartamento di Tisci, lo abbia spogliato e abbia avuto un contatto sessuale con Cooper mentre questi rimaneva insensibile).
Subito dopo, a garanzia del diritto, il giudice precisa: “Assuming he can prove those facts which of course remains to be seen” (Ammesso che possa provare quei fatti, cosa che naturalmente resta da vedere, doc. 37, pag. 11). La medesima ordinanza lascia ampiamente aperta la possibilità di ricostruzioni alternative, sposando le obiezioni dei legali italiani. Il giudice cita testualmente l’ipotesi difensiva secondo cui Cooper potrebbe aver avuto un blackout “because he drank on an empty stomach, had some adverse reaction to the alcohol, or simply fell into a very deep sleep” (perché aveva bevuto a stomaco vuoto, avuto una reazione avversa all’alcol, o semplicemente era caduto in un sonno molto profondo). Tuttavia, limitatamente ai criteri giuridici di quella specifica fase preliminare, la Corte ha ritenuto che il racconto dell’accusa superasse la soglia minima per mandare avanti il processo su specifici capi d’imputazione.
Nel documento del 15 maggio 2026 viene ricordato anche lo stato di avanzamento del dibattimento: Cooper ha presentato il reclamo emendato il 31 luglio 2025, formulando domande per percosse e abuso sessuale, “assault”, falsa detenzione, violazione della legge di New York contro la violenza di genere, inflizione intenzionale di sofferenza emotiva, spese legali e danni punitivi. Con la decisione del 3 dicembre 2025, il giudice Kaplan ha formalmente respinto i capi 5, 6 e 7; tutti gli altri capi d’accusa restano invece pendenti.