Il ritratto del giovane faraone rappresentato con le fattezze del dio Amon, “per mettere il sovrano allo stesso livello degli dei”, secondo la descrizione della casa d’aste Christie’s, è stato stimato oltre 4 milioni di sterline. Una cifra esorbitante per una scultura di più di 3000 anni, ma di appena 28,5 cm di altezza. La notizia della vendita ha mandato su tutte le furie Il Cairo, che a giugno ha chiesto alla casa d’asta di rinunciare. Il governo egiziano ha espresso il desiderio di verificare che anche tutti gli altri pezzi egizi messi in vendita il 3 e il 4 luglio fossero accompagnati dai necessari certificati di provenienza. “È estremamente importante stabilire la proprietà recente dell’opera e la legalità della vendita, cosa che abbiamo chiaramente fatto”, si è affrettato a chiarire un portavoce di Christie’s intervistato da AFP, aggiungendo che “non viene offerto in vendita alcun oggetto la cui proprietà o esportazione solleverebbe domande”. Non è tutto. Il portavoce ha sostenuto anche che l’ambasciata egiziana era stata informata in anticipo della vendita. Insomma per la casa d’aste è tutto in regola.

Ma l’archeologo ed ex ministro delle antichità egiziane, Zahi Hawass, non ha le stesse certezze. A suo parere è più che probabile che l’opera “abbia lasciato l’Egitto negli anni ’70 perché, a quel tempo, altri oggetti antichi della stessa tipologia sono stati rubati dal Tempio di Karnak, a Luxor”. La piccola scultura fu acquistata da Heinz Herzer, un antiquario con sede a Monaco di Baviera, nel 1985. In precedenza il gallerista austriaco Joseph Messina l’aveva comprata tra il 1973 e il 1974 dal principe Wilhelm von Thurn und Taxis, che la custodiva nella sua collezione dal 1960.

Quel che è certo è che le controversie sulla restituzione dei materiali archeologici variamente trafugati dai Paesi di provenienza sono aumentate. Si è accresciuta la sensibilità nei confronti della questione, che riguarda a pieno titolo le politiche estere, non solo quelle culturali di molti Paesi. La rappresentazione del faraone viene messa all’asta dalla Resandro Collection, una delle collezioni private di arte egizia più famose al mondo, una parte della quale è stata già venduta da Christiès nel 2016 con un incasso di oltre 3 milioni di sterline. Se dubbi esistono circa la provenienza, incertezze non ci sono per quanto riguarda l’identificazione. I tratti distintivi di Tutankhamon sono evidenti. A partire dalla bocca piena, con un labbro inferiore leggermente pendente, passando agli occhi a mandorla, fino al  profondo incavo tra gli occhi e le sopracciglia. La testa è senza dubbio opera degli scultori amarniani, celebri per il loro realismo.

Tutankhamon è forse il più famoso faraone nella storia a causa della incredibile scoperta della sua tomba intatta nella Valle dei Re nel 1922 dall’archeologo inglese Howard Carter. Figlio del faraone Akhenaton e sposo della leggendaria regina Nefertiti, “il faraone bambino” è asceso al trono nel 1333 a. C. all’età di 9 anni ed è morto dieci anni dopo. Il fascino del faraone rimane intatto. Lo dimostra anche il successo dell’ultima grande mostra “Tutankhamon, il tesoro del faraone”, a la Grande Halle de La Villette, a Parigi, fino al 15 settembre, dopo Il Cairo e prima di Londra.  L’Egitto dei faraoni continua ad esercitare il suo appeal sul grande pubblico. Non solo su quello dei collezionisti.

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