Larghe intese già pronte in Grecia per il dopo voto con Tsipras verso un incarico internazionale? Almeno sette punti distaccano Syriza dai conservatori di Nea Dimokratia quando mancano meno di dieci giorni alle elezioni del prossimo 7 luglio. Il calo del partito di Alexis Tsipras, sempre più proiettato verso un incarico all’estero (Onu o Ocse) dopo lo sforzo fatto per il caso Macedonia, si era manifestato già in occasione delle elezioni europee e delle regionali di maggio, e si affianca al generale stato di delusione dei greci, usciti sì dal memorandum dei prestiti della Troika ma costretti a convivere con una quotidianità ancora complessa e fatta di austerità.

LARGHE INTESE?
Nea Dimokratia guidata da Kyriakos Mitsotakis è al 31%, mentre Syriza al 24% secondo le ultime rilevazioni: per cui già circolano le date di una possibile seconda tornata elettorale (15 agosto) se non si riuscisse a formare il governo. I conservatori, per quanto potenzialmente vincitori, devono allearsi con un’altra forza. Al terzo posto ci sono i socialisti di Kinima al 7% (ex Pasok) che per bocca della leader, Fofi Gennimata, aprono alle larghe intese con i conservatori. Ooi il partito di Varoufakis al 5% che aggancia i comunisti del KKE e supera Alba dorata ferma al 3,5 e lontana dal 9% di due anni fa. A seguire le frattaglie come il nuovo partito di destra Soluzione greca e L’Associazione centro. Il sondaggio, datato 23 giugno e rivolto a un campione di 1200 persone, ha anche chiesto quale governo si aspettano i greci: il risultato è stato che la maggioranza degli intervistati desidera un governo di Nuova Democrazia che sia autosufficiente e in alternativa la stabilità data da una cooperazione con un’altra forza politica. Sul punto la pressione di ND verso gli ex socialisti del Pasok punta su tre elementi: gli elettori centristi sono ormai posizionati tra conservatori e socialisti; i delusi da Tsipras accetterebbero anche una grande coalizione; i nuovi investimenti internazionali relativi al dossier idrocarburi nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo necessitano di una stabilità istituzionale. Andranno pesati anche due fattori non secondari: le elezioni avvengono durante la stagione turistica con centinaia di migliaia di lavoratori stagionali, zoccolo duro dell’elettorato conservatore, lontani dalle loro sedi; il giallo del prezzo dei farmaci. Nel primo caso sarà difficile ovviare alle procedure di voto che prevedono la presenza fisica nel comune di nascita. Nel secondo invece stanno montando le polemiche relativamente ai tempi del provvedimento del governo. Si tratta di 5000 prodotti il cui costo aumenterebbe del 50%, come annunciato lo scorso marzo dal ministro della Salute Andreas Xanthos. In settimana, però, ed è questo un piccolo giallo, l’Agenzia Nazionale per i Farmaci (EOF) avrebbe redatto il piano definitivo che sarebbe stato però rinviato dal ministero vista la vicina scadenza elettorale con un grande punto interrogativo per le tasche dei greci, già alle prese con l’iva che rende pesante finanche gli acquisti di beni di primo consumo come pane, pasta, latte e pannolini.

GEOPOLITICA
Un ruolo lo rivestirà anche la geopolitica nella definizione delle alleanze post voto, dal momento che la Grecia sta vivendo da un biennio a questa parte un nuovo status di player significativo a cavallo tra due quadranti strategici come quello euromediterraneo e quello mediorientale. Il dossier idrocarburi ha permesso ad Atene di costruire un fronte comune con Israele e Cipro, per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti copiosi nelle acque. Passaggio che nel frattempo ha prodotto la reazione scomposta della Turchia, che ha inviato due navi nella Zona economica esclusiva di Cipro e a largo dell’isola greca di Kastellorizo, suscitando la reazione decisa di Ue e Usa. Un’eventuale governo Nea Dimokratia e Kinal nascerebbe sotto gli auspici dell’asse Berlino-Bruxelles targato Ppe, dal momento che Mitsotakis è da anni vicino alla Cancelliera Merkel ed è stato lo scorso gennaio l’ospite d’onore al consueto seminario della Csu in un castello bavarese. Inoltre la nuova fase della politica americana nel Mediterraneo poggia le sue fondamenta sul progressivo disimpegno dalla base turca di Incirlik, da dove il Pentagono ha trasferito mezzi e uomini in tre basi greche, con anche l’idea di realizzare una base ex novo su un atollo disabitato sia a protezione del versante del gas, che per monitorare le evoluzioni in Siria. La preoccupazione è data anche dalla presenza alle scorse amministrative greche di un partito esplicitamente filo turco, “Festa turca”, guidato da Tsigdem Asafoglu che ha conquistato oltre il 40% nelle città di Xanthi e Rodopi. Il timore è che ci possano essere influenze dirette di Ankara in un momento di altissima tensione nel Mediterraeo orientale, con i quotidiani sconfinamenti nei cieli greci degli F16 turchi e dei nuovissimi droni made in Turkey.

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