Arrivano al pronto soccorso con un battito cardiaco al di sotto delle 40 pulsazioni al minuto. Sono pelle e ossa. E hanno appena otto o nove anni. Esistenze interrotte. Bambini di piuma che soffrono di disturbi alimentari. Ricoverati d’urgenza nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Bambin Gesù di Roma. Otto posti letto e punto di riferimento per tutto il Centro e Sud Italia. “Si ricovera chi è diventato pericoloso per sé e per gli altri”, spiega Stefano Vicari, lo psichiatra che dirige il reparto. Non solo anoressici o bulimici. Chi ha tentato il suicidio o compie atti di autolesionismo, il ragazzino che non controlla più gli impulsi, picchia i genitori o i compagni di classe, o ha sfasciato casa. Anche i cosiddetti ritirati sociali: quelli che smettono di andare a scuola, si chiudono in camera e passano le ore su internet. Il Bambin Gesù è una delle strutture italiane di riferimento per la diagnosi e la cura di disturbi neuropsichiatrici come quelli che hanno portato la 17enne olandese Noa Pothoven a scegliere di morire, dopo aver raccontato di non aver trovato nel suo Paese strutture adeguate per la cura dello stress post traumatico e dell’anoressia di cui soffriva.

Il numero degli accessi è in crescita. “Nel 2018 abbiamo fatto 320 ricoveri, 250 nel 2017”, dice Vicari. La causa? “La diffusione e la precocità nell’uso di sostanze psicoattive, soprattutto cannabinoidi – risponde il medico – che negli adolescenti a rischio, cioè in chi presenta una vulnerabilità biologica, fa affiorare disturbi psicotici, come aggressività e perdita di controllo. Anche la dipendenza dalle tecnologie ha effetti negativi per la salute mentale: riducendo le ore di sonno fa insorgere depressione e anedonia, cioè l’incapacità di provare piacere per le cose della vita”. Per i casi meno gravi è attivo un servizio diurno di day hospital. Nella Capitale un altro istituto dedicato ai minori affetti da problemi psichiatrici è quello in via dei Sabelli, dell’ospedale Umberto I: 14 posti letto di degenza ordinaria e 15 in day hospital.

Le richieste di intervento per tutti i disturbi neuropsichiatrici di bambini e adolescenti sono in costante aumento in tutto il Paese. “Ogni anno crescono del sette per cento”, quantifica Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia). “Possiamo dire che nell’ultimo decennio c’è stato quasi un raddoppio. In Lombardia, per esempio, nel 2008 abbiamo registrato 60mila accessi e circa 120mila nel 2018”. In generale i disturbi più diagnosticati sono “bipolarismo, personalità borderline, depressione, ansia, e abuso di sostanze per placare l’angoscia e fermare i pensieri ossessivo-compulsivi”. La Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Milano, diretta dalla Costantino, è una delle due strutture in città organizzate su misura per i minori: “Abbiamo un centro diurno terapeutico e un progetto di interventi intensivi a domicilio o in reparto per i momenti di crisi. Per i posti letto ci appoggiamo alla pediatria fino ai 16 anni. E alla psichiatria per adulti dai 17. Aiutiamo non i ragazzi a gestire e a riconoscere i sintomi e anche i loro familiari”.

A Milano l’altro ospedale di riferimento è il San Paolo, dove lo scorso dicembre è stato inaugurato un reparto di alta sicurezza per le emergenze con otto posti letto e altri due in day hospital. “Camere singole con finestre antisfondamento e arredi sicuri, che non possono cioè essere usati in nessun modo come oggetti di offesa – spiega il primario Alessandro Albizzati -. In cinque mesi abbiamo già registrato 50 ricoveri”. Al San Paolo esiste anche un servizio diurno a parte, con dieci posti, specializzato nella cura dei disturbi alimentari dei minori. “Li seguiamo dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio, per un periodo che va da nove fino a 15 mesi – prosegue il medico -. L’età di esordio della malattia si è abbassata da 13-15 anni ai 9. Si presentano molto denutriti, con ipotensione, bradicardia e aritmia e capacità cognitive rallentate anche se reversibili. Se non mangi è come se i neuroni si disidratassero”.

Un seconda struttura specializzata per gli adolescenti affetti da disturbi del comportamento alimentare è quella all’interno del Sant’Orsola di Bologna. Guidata fino a qualche mese fa dal professore Emilio Franzoni, oggi in pensione ma attivo in corsia come volontario: “Contiamo sei posti letto, due per camera, e fino a tre per le urgenze. Offriamo un percorso di cura e riabilitazione che dura dai tre ai cinque mesi circa, con corsi di yoga e shiatsu, e laboratori di arte”. Esistono altri centri di eccellenza per la riabilitazione psico-nutrizionale dei pazienti (adulti e minori) con anoressia o bulimia nervosa, sia adulti che adolescenti. Nel pubblico c’è la Casa delle farfalle di Portogruaro, in provincia di Venezia, della Ulss 4 Veneto orientale. La residenza Palazzo Francisci a Todi, dell’Usl di Perugia. Oppure il Centro Chiaromonte, dell’asp di Potenza.  Nel privato convenzionato, invece, c’è la casa di cura Villa Garda, nel veronese. Oppure Villa Margherita sui colli vicentini. E a Bologna, la residenza Gruber.

A trattare tutte le patologie neuropsichiatriche dell’infanzia e dell’adolescenza in Lombardia c’è anche l’Ospedale Del Ponte di Varese, il San Gerardo di Monza, gli Spedali civili di Brescia o l’Ircss Mondino di Pavia. In Veneto punto di riferimento principale è l’azienda ospedaliera di Padova, che dal marzo 2017 dispone di sei posti letto dedicati. In Piemonte, l’ospedale Regina Margherita di Torino, con 22 posti per la degenza e un progetto di recupero per i “ritirati sociali”. A Trieste, teatro della rivoluzione basagliana, c’è l’Ircss materno infantile Burlo Garofolo. In Toscana, oltre al Meyer di Firenze, dove “molti utenti sono immigrati o provenienti dai Paesi dell’Est con disturbi dissociativi che si manifestano con paranoia, stato di confusione e agitazione, irritabilità”, ci informa il direttore del reparto Renzo Guerrini (che è anche vicepresidente Sinpia), un polo di attrazione nazionale è l’Ircss Stella Maris di Pisa, attrezzato di cinque posti letto per la gestione delle urgenze, cinque per i casi psichiatrici da stabilizzare e altri tre per i disturbi alimentari. A Genova l’ospedale pediatrico Gaslini ricovera pazienti psichiatrici fino ai 14 anni. A Napoli ci si può rivolgere alla Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Santobono e oggi anche al Federico II, che da ottobre ha quattro posti letto, e al Vanvitelli, che ha a dicembre ne ha riattivati altri otto (che mancavano da almeno cinque anni). In Sardegna garantisce le urgenze psichiatriche per i più piccoli la clinica di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Università di Cagliari guidata da Alessandro Zuddas. Mentre in Sicilia, lo fa il Policlinico Vittorio Emanuele di Catania.

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