Nota: questo articolo viene parzialmente modificato evitando di associare la storia della ragazza al termine eutanasia che, come anche questa redazione ha potuto verificare, non è appropriato. All’interno del pezzo, ora, i lettori potranno trovare rimandi agli approfondimenti sul caso.
Ci scusiamo per l’errore
Grazie Ilfattoquotidiano.it

Una lunga battaglia, fatta di sofferenze psichiche dovute a una violenza subita da bambina che l’ha portata a scegliere la morte, a soli 17 anni. Noa Pothoven è deceduta domenica dopo aver chiesto per anni di poter usufruire della legge sul fine vita e non dover più sopportare le sofferenze di un abuso subito da piccola. La ragazza si è spenta in casa con l’assistenza medica fornita da una clinica specializzata, dopo aver ottenuto il consenso della madre. La ragazza aveva dichiarato di non sopportare più di vivere a causa della sua depressione. A seguito della violenza subita, soffriva anche di stress post traumatico e di anoressia

La ragazza è morta nella sua casa di Arnhem e ha motivato la sua scelta spiegando che i tre stupri di cui era stata vittima quando aveva 11 anni le hanno provocato sofferenze insopportabili dalle quali non è più riuscita a liberarsi. Noa aveva provato a reagire sottoponendosi ad ogni cura possibile, supportata dalla famiglia. Aveva perfino scritto la propria autobiografia, Vincere o imparare, in cui raccontava gli sforzi per superare il trauma e della volontà di aiutare i giovani più vulnerabili a lottare per la vita, lamentando che nei Paesi Bassi non ci siano strutture specializzate dove gli adolescenti possano ottenere supporto fisico o psicologico in casi simili. 

Pochi giorni fa, però, Noa ha smesso di lottare e ha postato un ultimo messaggio su Instagram: “Amore è lasciar andare, in questo caso”, ha scritto spiegando ai suoi follower che non potevano farle cambiare idea. La ragazza ha detto anche che non si tratta di una “scelta impulsiva, ma a lungo meditata”. 

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