I grandi paesi europei si spaccano a metà. Se si esclude il voto britannico, drogato dagli ultimi sviluppi legati alla Brexit e frutto anche della prospettiva di un’uscita imminente del Regno dall’Unione europea, mentre in Italia la Lega ha dilagato e in Francia il Front National ha superato En Marche di quasi un punto percentuale, diventando così il primo partito del Paese, in Spagna le formazioni tradizionali hanno retto, con i Socialisti che sono volati al 32% con i Popolari secondo partito al 20%, mentre in Germania la Cdu cala di oltre 7 punti ma rimane primo partito, seguita dai Verdi. Se nei primi due grandi Stati europei i nazionalisti si sono presi la testa del Paese, negli altri due le formazioni tradizionali sono riuscite a fare da argine. 

Germania, il crollo di Cdu e Spd premia i Verdi
La Germania si conferma uno dei grandi argini europei alle formazioni ultranazionaliste, nonostante il 2017 abbia segnato l’entrata nel Parlamento di Alternative für Deutschland, primo partito nazionalista dal dopoguerra. Le Europee ci consegnano un Paese in cui la formazione xenofoba rimane comunque il quarto partito. 

La Cdu di Angela Merkel e dello Spitzenkandidat del Ppe, il candidato di punta per la Commissione europea Manfred Weber, è sempre primo partito ma si ferma al 28,9% (-6,4% rispetto al 2014) portando a Bruxelles 29 rappresentanti. Anche l’altro grande partito tedesco, i Socialisti della Spd, vanno sempre più giù fino al 15,8% (16 seggi). Chi ruba voti a entrambi sono i Verdi. Il partito che aveva già fatto registrare percentuali intorno al 20% alle elezioni 2018 nei Land, ha confermato le previsioni salendo al 20,5%, 11 punti in più rispetto alle passate Europee e 22 seggi. L’Afd arriva all’11% (+3,9%), la Linke al 5,5% (meno 1,9%). Stamani si riuniranno tutte le direzioni dei partiti della Coalizione di governo, mentre nel pomeriggio è previsto un vertice di maggioranza con Angela Merkel.

Francia, Macron si ferma poco sopra il 22%. Le Pen al primo posto
In Francia si completa il sorpasso di Rassemblement National di Marine Le Pen sulla formazione guidata dal presidente francese. Nel testa a testa tra i due principali partiti francesi a spuntarla è stata la leader della formazione nazionalista che si impone per appena lo 0,9% sull’avversario (23,31% contro il 22,4%). La differenza in termini assoluti è di 200mila voti, con la figlia d’arte che si è attestata a 5,3 milioni di voti circa, mentre il presidente ha sfiorato i 5,1. Le conseguenze, però, sono più interne che a livello europeo, visto che entrambe porteranno a Bruxelles 23 rappresentanti. 

La grande sorpresa sono i Verdi che, scavalcando i Repubblicani, fermi all’8,5% con 8 seggi, ottengono il 13,5%, diventando terza forza nazionale e portando al Parlamento europeo 13 dei suoi politici. Seguono la France Insoumise di Jean-Luc Melenchon al 6,3% (6 seggi) e l’alleanza socialista al 6,2% (6 seggi).

Spagna, Sanchez migliora rispetto alle nazionali. Vox bloccato al 6%
Sull’onda del successo di fine aprile, il leader del Psoe, Pedro Sanchez, vince nuovamente le elezioni, aumentando i consensi di 4 punti rispetto a un mese fa e salendo al 32% (20 seggi). I Socialisti sono largamente il primo partito spagnolo, visto che i principali rivali, i Popolari distrutti dalle dimissioni di Mariano Rajoy, si sono fermati al 20% (12 seggi), un miglioramento rispetto al 16% registrato alle politiche di aprile. Le due formazioni utili a formare delle coalizioni a livello interno, Podemos con la sinistra e Ciudadanos con il centro-destra, sono rimaste abbastanza basse, rispettivamente al 10% (6 seggi) e al 12% (8 seggi). 

Lo spettro sovranista rappresentato da Vox, che nelle elezioni politiche aveva superato il 10%, è stato ridimensionato, con il partito di Santiago Abascal che si è fermato al 6%, riuscendo a portare in Ue solo 5 rappresentanti.

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