“Altri nove carabinieri devono morire”. Questa la minaccia scritta in un messaggio chiuso in una busta e inviato alla stazione dei carabinieri del quartiere Casale di Brindisi, che è anche sede del comando della Compagnia. Un testo accompagnato dalla foto del volto pieno di lividi di Stefano Cucchi, una di quelle scattate dopo l’autopsia e pubblicate dalla stessa famiglia del geometra romano, affinché tutti potessero farsi un’idea di cosa fosse realmente accaduto nelle ore e nei giorni che hanno preceduto il decesso. Non è chiaro se si tratti o meno dell’opera di un mitomane o di una speculazione sul processo tuttora in corso. Ma Brindisi è anche la città in cui vive Francesco Tedesco, il teste chiave del processo che, a nove anni di distanza dai fatti, ha deciso di raccontare i particolari del pestaggio di cui fu vittima Stefano Cucchi tra il 15 e il 16 ottobre 2009, accusando i suoi colleghi Alessio di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, anche loro imputati.

LA LETTERA INVIATA A BRINDISI – Immediata la reazione dell’avvocato della famiglia del geometra romano, Fabio Anselmo, che su Facebook ha scritto: “Troppo scontato. Siano presi e denunciati”. L’autore del messaggio ha scritto al computer il testo e a mano, in stampatello, l’indirizzo del destinatario sulla busta. Secondo i primi accertamenti, la lettera è stata spedita da Bari. È arrivata il 24 maggio scorso alla caserma del quartiere Casale, pochi giorni dopo la notizia della presentazione dell’istanza da parte di Arma, ministero della Difesa, Palazzo Chigi e Viminale di costituzione di parte civile nel processo che vede coinvolti otto carabinieri, tra cui anche ufficiali, accusati di depistaggio sul caso della morte di Stefano Cucchi. Un fatto “senza precedenti”, come ha ricordato Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano.

LA CITTÀ DEL TESTE CHIAVE – Il quartiere Casale, tra l’altro, è lo stesso dove vive Tedesco. Proprio contro di lui, nel corso degli anni, sono diverse le scritte apparse in città. È accaduto quando si è saputo che era indagato e, più di recente, dopo le ultime dichiarazioni rese in aula, quando ha potuto stringere la mano di Ilaria Cucchi, chiedendole scusa. “Per l’infame nessuna pietà, sei la vergogna della città. Cucchi vive” c’era scritto su uno striscione apparso ad aprile sul cavalcavia che porta al centro di Brindisi, al quartiere Commenda. D’altro canto i nove carabinieri citati nel messaggio potrebbero corrispondere ai nove anni di silenzio trascorsi prima che Tedesco scegliesse di raccontare ciò di cui era stato testimone in prima persona. Ma il testo potrebbe far riferimento anche all’omicidio del maresciallo Vincenzo De Gennaro, ucciso a colpi di pistola lo scorso aprile, a Foggia, mentre era in pattuglia. Qualunque sia l’obiettivo dell’autore della lettera, il comandante provinciale dei carabinieri di Brindisi, Giuseppe De Magistris, ha già spiegato che la minaccia non viene sottovalutata e che si è già provveduto a intensificare i controlli.

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