“È partito tutto da un battibecco, una cosa insignificante. Lui non voleva fare il fotosegnalamento”. Inizia così il racconto sul pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, la notte del 15 ottobre del 2009, fatto dal carabiniere che ha accusato i colleghiFrancesco Tedesco, imputato insieme Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro con l’accusa di omicidio preterintenzionale. “Di Bernardo gli ha dato prima uno schiaffo, poi lo hanno spinto a terra. Da lì i calci all’altezza dell’ano e in viso“.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gratteri a Gomez: “Magistrato è lavoro più libero del mondo. Riforma codice penale? Non vedo rivoluzioni nel governo”

next
Articolo Successivo

Processo Cucchi, Tedesco: “Mandolini mi disse di seguire la linea dell’Arma se volevo continuare a fare il carabiniere”

next