Con il consueto acume Massimo Cacciari, in un recente intervento su Il Fatto quotidiano, ha evidenziato gli attuali motivi di crisi e invalicabili limiti del governo cosiddetto gialloverde, sostenendo giustamente la necessità di un suo immediato superamento. Questo governo, in effetti, espressione di due visioni per vari aspetti antitetiche, non può continuare a esistere perché vengono al pettine contraddizioni importanti e insanabili che si stanno ponendo a proposito del disumano e liberticida decreto Sicurezza, che criminalizza chi salva le vite umane in mare, ponendo fine a secoli di civiltà giuridica e civiltà tout-court nel Mediterraneo, ma anche altre questioni di grande importanza come il Tav, la flat tax e numerose altre.

Questo governo è servito sostanzialmente finora solo a Matteo Salvini, che si appresta a mietere dei risultati consistenti alle prossime Elezioni europee. La retorica del Capitano sull’immigrazione come male e pericolo principale, una vera e propria arma di distrazione di massa, è servita a distogliere l’attenzione dei settori meno avvertiti dai veri problemi. Basti menzionare, per limitarsi al tema della sicurezza, il ruolo delle mafie di ogni genere o il vero attacco alla sicurezza delle famiglie e degli individui che è costituito dalla disoccupazione e dal taglio dei servizi sociali.

I Cinquestelle, dal canto loro, hanno tollerato a lungo tutte le iniziative di Salvini, conseguendo qualche limitato risultato sul piano propagandistico facendo approvare il reddito di cittadinanza (un pannicello caldo sulla povertà dilagante) e la normativa in tema di corruzione, che deve ancora dimostrare la sua efficacia di fronte a un fenomeno in rapida estensione. Da ultimo, di fronte al pericolo di immediata estinzione hanno mostrato qualche segno di risveglio, impedendo ai leghisti di fare il buono e cattivo tempo. Conseguenza di questa tardiva presa di coscienza è l’inevitabile crisi di governo. Se invece, passata la scadenza elettorale, i pentastellati dovessero tornare al guinzaglio di Salvini, continuerebbe ineluttabile la loro parabola discendente.

Le Elezioni europee travalicano, per la loro importanza, tali questioni italiote. Viviamo in un mondo minacciato dal cambiamento climatico e dai pericoli di guerra conseguenti agli atteggiamenti aggressivi dell’amministrazione di Donald Trump nei confronti dell’Iran, del Venezuela e di altri Paesi. Risorgono in Europa il fascismo e il razzismo che trovano ovunque sacrosante reazioni di protesta e di ripudio ancora insufficienti ad annientarli definitivamente. Non pare tuttavia che l’Europa, il cui Parlamento ci accingiamo a rinnovare, sia in grado di affrontare problemi di questo livello, continuando invece a cincischiare, a tentare di applicare fallimentari ricette neoliberiste, inchinandosi come sempre di fronte ai diktat delle lobby finanziarie e a quelli di Trump.

Nonostante tali limiti, l’Europa resta un agone politico di fondamentale importanza, proprio perché la dimensione continentale è oggi resa indispensabile dai processi di globalizzazione in atto. Occorre però dar vita a forze politiche alternative che sappiano invertire la direzione di marcia. Rovesciare le politiche fallimentari fin qui condotte dagli eurocrati è necessario anche per mettere freno alla crescita dei cosiddetti populismi di destra e dare voce alle autentiche esigenze dei popoli che compongono l’Europa.

Per questo motivo non mi convince del tutto l’ipotesi avanzata da Cacciari nell’articolo citato, che auspica un governo tra Cinquestelle e Pd. Entrambe queste formazioni politiche devono infatti rigenerarsi uscendo dall’attuale stato di profonda confusione politica. I primi devono mettere fine alla gestione di Luigi Di Maio che, sostenendo tutto e il suo contrario, ha finito per favorire Salvini e le destre con le quali ha attivamente collaborato, tradendo ispirazioni fondamentali originarie dello stesso Movimento da cui è scaturito. Il secondo vede oggi un sostanziale fallimento dell’operazione Nicola Zingaretti, che continua a ribadire errori fondamentali come il Tav e il no all’imposta patrimoniale, e che non dimostra sufficiente coerenza sulle tematiche della corruzione: resta nuovamente succube della mina vagante Matteo Renzi.

Occorre invece ricostruire e rilanciare la sinistra. Con tutti i suoi limiti la lista di coalizione La Sinistra, per la quale ho sottoscritto un appello, costituisce un importante punto di riferimento per un’Europa diversa che sia effettivamente al servizio dei suoi popoli e non dei gruppi di potere. Così come importanti iniziative locali – come Buongiorno Livorno, in una città che qualche anno fa fu il primo cantiere sperimentale (in buona parte purtroppo fallito) dei Cinquestelle, ed è da sempre all’avanguardia dell’elaborazione politica in Italia – danno la misura di quanto ancora il popolo italiano non sia del tutto addomesticato e rintronato. Andare a votare domenica prossima per queste forze politiche alle Elezioni europee come a quelle locali significa esprimere concretamente una scelta a favore del futuro, in una situazione obiettivamente difficile per vari motivi. E quindi un’occasione da non perdere.

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