L’abuso di ufficio “è un reato in cui cade spesso chi amministra, è vero, ma se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere. Non è togliendo un reato che sistemi le cose. Il prossimo passo quale sarà? Che per evitare di far dimettere un sottosegretario togliamo il reato di corruzione? Sia chiara una cosa, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate!”. La sferzata del vicepremier Luigi Di Maioche già mercoledì sera dopo le dichiarazioni dell’omologo Matteo Salvini aveva annunciato “troverà un muro” sull’abolizione dell’abuso d’ufficio, e poi le parole del numero uno dell’Anac, Raffaele Cantone, che si è detto possibilista sulle modifiche e assolutamente contrario all’abolizione. Così alla fine il leader leghista cambia la sua posizione: “Va rivisto”. Modifiche, quindi, e non cancellazione del reato come comunicato negli studi di Porta a Porta. L’ultimo fronte di scontro tra le due anime del governo si smorza nel primo pomeriggio e i Cinque Stelle mettono il cappello sui toni meno tranchant del Carroccio. “Mi fa piacere che abbia fatto marcia indietro – ha detto a Corriere Tv – Dire che l’abuso di ufficio è da abolire è un pessimo segnale a tutto il Paese. Adesso vuole migliorarlo e c’è una bella differenza”.

“È forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore da una condanna?”, si era chiesto in mattinata Di Maio. E Salvini, parlando poco dopo a Radio anch’io, ha insistito: “Io voglio scommettere sulla buona fede degli italiani, degli imprenditori, degli artigiani, dei sindaci” e invece oggi c’è “una burocrazia e una paura di firmare atti, aprire cantieri, sistemare scuole, ospedali”. “Io non so cosa fanno Berlusconi, Renzi, Monti, Di Maio – ha risposto il leader leghista a chi gli ricordava le polemiche scoppiate quando ci provò il Cavaliere a modificare il reato – Io faccio quello che ritengo sia giusto per gli italiani. Bisogna togliere burocrazia, togliere vincoli, aprire cantieri. Se per paura che qualcuno rubi blocchiamo tutto allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell’Italia e ci offriamo alla prima multinazionale cinese che arriva. Se uno ruba lo metto in galera, ma non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto”. E sul “muro” evocato da Di Maio: “Lo dica al suo presidente del Consiglio, si mettano d’accordo. Sono d’accordo con Cantone e Conte – ha detto – L’abuso d’ufficio va rivisto. Io voglio mettere in galera i ladri, ma voglio che sindaci, funzionari pubblici, presidenti e associazioni di volontariato possano lavorare tranquillamente”.

La strada, appunto, l’aveva aperta Cantone. Il presidente dell’Anac si è detto contrario alla abolizione, come già comunicato in passato, ma possibilista su una modifica: “Sono assolutamente contrario all’abolizione del reato d’abuso d’ufficio – ha detto il magistrato – ma credo che sia opportuno pensare se ci sia uno spazio per una modifica”. In che termini? Per Cantone è “opportuno che ci sia uno spazio per pensare una modifica: c’è una quantità enorme di provvedimenti che non arrivano a condanna, che non arrivano a sentenza per cui è evidente che qualcosa nella norma non funziona, ma una norma che punisca gli atti evidenti di favore è necessaria”. Il numero uno dell’Anticorruzione ha comunque specificato che il suo commento non entra nel merito della polemica politica: “Che il reato di abuso d’ufficio vada, a mio avviso, modificato, l’ho detto un anno fa, in tempi non sospetti”, ha affermato a margine della presentazione di un libro. “Spesso – ha aggiunto – si dice che il Paese è bloccato dalla indagini, e si usano le indagini come un alibi. Quest’alibi spesso è fasullo, è usato in maniera strumentale”, ma su alcuni aspetti “è opportuno che ci sia uno spazio di miglioramento”. 

In effetti, già nel novembre 2017 Cantone avanzò una sua proposta di modifica nell’intervento che fece a Milano agli Stati generali della lotta alle mafie organizzati dal ministero della Giustizia quando alla guida c’era Andrea Orlando. In quell’occasione segnalò la necessità di “una riforma dell’attuale formulazione del reato di abuso d’ufficio, i cui esiti giudiziari appaiono minimali rispetto al numero di processi instaurati”. E fornì delle cifre, relative agli anni precedenti: “Secondo la relazione al Parlamento riferito all’anno 2010 del Servizio Anticorruzione e Trasparenza – disse – nel quinquennio 2004-2009 le denunce corrispondono al 29% del totale complessivo dei reati contro la pubblica amministrazione, ma le condanne rappresentano soltanto il 22% dei procedimenti penali instaurati”. La strada da seguire, secondo Cantone, che citò anche il parere di esperti quali il professor Andrea Castaldo e il professor Vittorio Manes, è quella di “delimitare la categoria delle violazioni penalmente rilevanti” e di prevedere “una migliore tipizzazione della condotta”, dando una dimensione meno astratta e più concreta al reato, per evitare che ci finiscano dentro casi di mero abuso della qualità o di abuso di potere solo potenziale. “L’idea di fondo – sosteneva e sostiene Cantone – dovrebbe essere quella di punire meno, in modo più selettivo e mirato, ma in modo serio e, soprattutto, certo”.