Salvini e la sua battaglia contro i cannabis shop? La verità è che quello sbruffoncello ha paura della sentenza della Cassazione a sezioni unite che arriverà il 30 maggio sul commercio di cannabis light”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus) da Luca Marola, fondatore di EasyJoint, che è stata la prima azienda a mettere in commercio le infiorescenze della canapa in Italia, nel maggio 2017.

Marola spiega il motivo per cui è attesa la sentenza a fine maggio: tutto nasce dal conflitto tra la legge del 2016 sulla canapa light, che ammette la vendita di articoli con un THC inferiore allo 0,2, e la legge unica sugli stupefacenti. E aggiunge: “In un anno mezzo di sentenze delle varie sezioni della Cassazione, le prime erano assolutamente contrarie a questi esercizi commerciali, ma da quando è aumentato l’approfondimento sul fenomeno dal punto di vista giuridico, altre sezioni sono arrivate a giudizi con motivazioni molto più ricche e favorevoli alla commercializzazione del fiore. L’ultima sentenza della sesta sezione dice che è possibile la vendita della cannabis light, che il limite da considerarsi corretto per il THC è lo 0,6% e che non serve la destinazione d’uso, perché se questa viene definita su quel prodotto, si limita la sfera delle libertà individuali”.

Marola puntualizza: “Quando vi è una difformità di interpretazione tra diverse sezioni, si va alle sezioni unite. In questo modo, si ha una normativa definitiva e si decide una volta per tutte. E’ quello che noi chiedevamo due anni fa. Noi siamo nati per quello, provocando le istituzioni (e penso che ci siamo riusciti) per arrivare a capire perché non si possa vendere un fiore privo di alcun effetto drogante, tutelato dalla legge italiana, dalle direttive europee e dal manuale degli stupefacenti delle Nazioni Unite”.

L’imprenditore menziona alcuni dati: “I negozi che vendono principalmente prodotti derivati dalla canapa in Italia sono circa 800, con un incremento del 75% dal 2017 al 2018. Quelli aperti nel 2018 sono principalmente negozi dedicati alla vendita delle infiorescenze. Il giro d’affari, secondo un vecchio studio dell’università della Sorbona, che parla di 44 milioni di euro annui, ma i dati vanno aggiornati, perché ora i numeri sono decisamente più altri. Su 800 attività commerciali si calcolano 1500 contratti di lavoro tra dipendenti, collaboratori occasionali e imprenditori che hanno aperto i negozi. Sono circa 2mila – continua – le partite Iva agricole aperte per la produzione di fiori e di canapa, quando nel 2017 erano poco più di una manciata. La caratteristica che lega tutto questo fenomeno sia sul piano produttivo, sia su quello commerciale, è la nascita di una nuova forma di imprenditoria giovanile. Sono cioè nuovi lavori e nuovi posti di lavoro, e spesso di persone che prima erano senza lavoro”.

Poi torna sulla nuova “crociata” di Salvini contro i grow shop: “Si possono chiudere i negozi per gravi motivi di ordine pubblico, come si chiudono i bar a seguito di risse. Ma bisogna dimostrare che questi motivi ci siano. Gli abusi è giusto che vengano sanzionati ed eliminati da questo mercato, proprio perché il tutto è ancora abbastanza traballante, viste le sentenze difformi. Quindi, sono il primo a dire che tutte le forme di abuso debbano essere soffocate. Posso anche comprendere lo slogan “lotta alla droga”, ma se in una conferenza stampa di oltre 25 minuti mai si citano i termini “eroina” e “cocaina”, vero allarme sociale di questo momento, soprattutto tra i minorenni e se non si tira fuori neanche uno straccio di idea su come fermare il consumo delle droghe vere e ci si limita a parlare di Cannabis light shop, cioè di negozi che vendono articoli in cui droga non ce n’è, mi sembra qualcosa di farsesco. Non si inizia così la lotta alla droga, anche perché questi negozi esistono da due anni e il problema del consumo di droga penso che sia un po’ più antico”.

Marola, infine, si sofferma sul consumatore-tipo degli shop: “Non è affatto il ragazzino, ma l’acquirente ha almeno 30 anni. E cerca la cannabis light non per sballarsi. La cannabis che sballa la trova nella piazzettina dietro l’angolo. Il consumatore tipo di cannabis light è consapevole delle caratteristiche dei fiori di canapa e di tutti gli altri cannabinoidi legali che non sballano. Li vedo io nel mio negozio: sono più le persone cinquantenni che soffrono di insonnia e che vengono a comprarsi la canapa light, con cui si fanno le tisane oppure se la fumano. Ci sono anche tantissime persone che prima usavano marijuana con THC alto e – chiosa – adesso utilizzano la cannabis light perché gli restano la parte gestuale, il sapore e il gusto. Ci sono altri che vogliono smettere di fumare tabacco e si fanno le sigarette con la canapa. A questo punto, mi aspetto che le istituzioni di un Paese importante come dovrebbe essere l’Italia abbia gli strumenti per profilare e capire questo fenomeno, anziché spararla grossa”.

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