Mentre spunta una nuova inchiesta riguardate l’acquisto di una palazzina a Bresso la posizione della Lega sul sottosegretario Armando Siri non cambia. Il presidente dei senatori del ‘Carroccio’, Massimiliano Romeo è categorico: “Per la Lega Siri non si deve dimettere, ma questo caso non farà cadere il governo. Se poi prima del Cdm Siri dovesse decidere di dimettersi, questa è una sua scelta personale” ed attacca il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Siamo esterrefatti delle dichiarazioni del premier che si è definito ‘avvocato del popolo’ e come avvocato per definizione dovrebbe essere garantista o quantomeno avrebbe dovuto aspettare che Siri parlasse con i magistrati – ed aggiunge – speravamo che Conte prendesse una posizione più di mediazione tra le due parti ed invece sembra che si sia sbilanciato in maniera abbastanza chiara dalla parte dei 5 Stelle, perdendo il ruolo da arbitro che lo aveva contraddistinto con grande capacità in questo primo anno di governo”.

Nonostante queste critiche Romeo garantisce che “non si arriverà alla conta” mercoledì in Consiglio dei Ministri e “non ci sarà nessuna crisi di governo sul caso Siri. Alla fine si troverà una soluzione nell’interesse di tutti e confermiamo la fiducia nel presidente Conte – arrivando ad escludere i retroscena che ipotizzano che la Lega, dopo le elezioni chieda M5S di cambiare il Presidente del Consiglio – questa è ipotesi che non esiste”. Romeo minimizza poi gli emendamenti a favore di Arata presentati da Siri: “Presentati, ma non passati” afferma il capogruppo della Lega a Palazzo Madama “io non penso possa bastare questo per dire che una persona per opportunità politica debba dimettersi o meno. Non possiamo rischiara di mettere il governo nelle mani della Magistratura, questo è un principio sul quale non possiamo prescindere”.

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