Un declino della natura “senza precedenti” che ha portato un milione di specie animali e vegetali, ossia una su otto di quelle totali, a rischio estinzione nel breve termine. L’allarme lanciato dalle Nazioni Unite sulla base di uno studio della Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes), gruppo di esperti provenienti da 110 Paesi sui 132 dell’Onu, racconta di una situazione ambientale che non è mai stata così grave. Le responsabilità di questo costante aggravarsi delle condizioni del nostro pianeta vanno cercate, si legge nel rapporto, in tre cause principali: al primo posto, l’utilizzo che stiamo facendo di terra e mare, seguito dallo sfruttamento di piante e animali, mentre al terzo posto ci sono i cambiamenti climatici. Punti che una delegazione di esperti che ha preso parte allo studio esporrà anche al presidente francese, Emmanuel Macron, durante l’incontro in programma per lunedì pomeriggio.

Le colpe principali, quindi, vanno imputate allo sfruttamento delle risorse da parte dell’uomo. Un atteggiamento, soprattutto nel modo in cui produciamo e consumiamo il cibo, che secondo le Nazioni Unite deve subire un drastico cambio di direzione se si vogliono salvaguardare le specie viventi e le caratteristiche del pianeta: “Stiamo consumando le basi stesse delle nostre economie, i nostri mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità della vita in tutto il mondo – ha spiegato Robert Watson, a capo dell’Ipbes – La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, come tutte le altre specie, peggiora in modo più rapido che mai. Non è troppo tardi per agire, ma solo se si comincia a farlo adesso a tutti i livelli, locale e mondiale”.

Le attività umane, spiega il report, hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi, sia terrestri che marini: il 40% dell’ambiente marino globale, ad esempio, mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e ad essere in declino sono “ricchezza e abbondanza” dei mari di tutto il mondo.

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