L’origine delle accise sul carburante, introdotte per far fronte a una necessità urgente o a una spesa imprevista dello Stato, risale alla guerra di Abissinia del 1935. Da allora si sono succeduti una serie di interventi, dovuti alla guerra di Suez, del 1956, poi al disastro della diga del Vajont, del 1963, e poi ancora, all’alluvione di Firenze (1966), al terremoto del Belice (1969), al sisma del Friuli (1976) e a quello dell’Irpinia (1980). Aumenti di 10, 75 o 100 lire, come per l’evento sismico del ’76. Questi interventi sono poi stati tutti riunificati e introdotti nella fiscalità generale con il cosiddetto decreto Dini, del 1995, dal nome dell’allora presidente del Consiglio. Anche la legge di stabilità del 2013 ha reso strutturali altri interventi successivi, come l’aumento per finanziare il Fondo spettacolo, del 2011 o l’emergenza libica o ancora, nel 2012, l’introduzione di ulteriori 0,0024 euro/litro, per sostenere le spese del terremoto che colpì questa volta l’Emilia Romagna. L’ultimo aumento, secondo i dati del Sole 24 ore, è del 2015, sotto il governo Renzi, ed è come il precedente di 0,0024 euro al litro.