I misteri italiani sono un po’ meno misteriosi di quello che si pensa. Certo, non tutti hanno trovato una verità giudiziaria, a cominciare dalla madre di tutti i misteri italiani, la strage di Piazza Fontana, cinquant’anni fa. Altri hanno trovato una verità faticosa, intossicata dai depistaggi, per esempio la strage di Bologna. Altri una verità monca, contraddittoria, con altalene di condanne e assoluzioni fra i diversi gradi di giudizio, ed è il caso fra gli altri dell’omicidio Pecorelli. Però verità giudiziaria e verità storica non sono la stessa cosa. E se a dirlo è un magistrato a riposo come Giuliano Turone, che da giudice istruttore seguì fra gli altri il caso Sindona e da lì arrivò, insieme al collega Gherardo Colombo, al sequestro dell’elenco degli iscritti alla Loggia P2, possiamo sentirci al sicuro da ogni reciproca invasione di campo.

Parte da qui il corposo libro-inchiesta del magistrato milanese, “Italia Occulta” (Chiarelettere, 480 pagg., 19 euro), con prefazione di Corrado Stajano (qui un brano pubblicato da Il Fatto Quotidiano) e quattro appendici di approfondimento: sulle trame di Stato dietro piazza Fontana (di Antonella Beccaria), le interferenze nel caso Moro (di Stefania Limiti), il tribunale di Perugia (se vi chiedete che c’azzecca ricordate che è competente sui casi che coinvolgono i magistrati romani, il testo è di Sergio Materia), lo scandalo Italcasse (di Beniamino A. Piccone).

Un lavoro monumentale, quello di Turone, con il pregio di una chiarezza cristallina, di una leggibilità che ne fa dimenticare la mole, e un apparato di note che rende i famosi misteri accessibili anche ai millennial per i quali personaggi come Andreotti, Cossiga, Gelli e compagnia tramante sono reperti di epoche lontane. I capitoli si dipanano fra i casi P2 – con la celebre perquisizione alla Giole di Castiglion Fibocchi raccontata minuto per minuto dall’allora maresciallo della Guardia di Finanza che le condusse, Francesco Carluccio -, Moro, Pecorelli, Calvi, Sindona, Andreotti, il maxiprocesso di Palermo, Capaci, via D’Amelio, gli omicidi del capitano Basile e di Piersanti Mattarella, la strategia della tensione, la strage di Bologna, l’eversione nera e i suoi addentellati nei servizi segreti.

Il merito di Turone è quello di stringere l’obiettivo sui fatti centrali e documentati di ciascun caso, con un paziente lavoro di rilettura di documenti e testimonianze di allora alla luce di quello che sappiamo oggi. Allo stesso tempo, i “misteri italiani” raccontati nel libro sono depurati dalle suggestioni, dalle deduzioni non documentabili, dai nessi forzati fra personaggi e avvenimenti, che spesso in questi decenni li hanno resi più oscuri agli occhi dei lettori invece che chiarirli. Basti pensare al groviglio di ipotesi sulle presenze estranee alle Brigate rosse in via Fani la mattina in cui fu sequestrato Aldo Moro.

Allo stesso tempo, Italia occulta non è una semplice Wikipedia del nostro passato più oscuro: su ogni vicenda Turone compie un lavoro investigativo, aggiunge fatti e analisi che ce ne fanno comprendere meglio i contorni, al di là di quello che è scritto nelle sentenze (e ci sono sentenze che ne escono demolite, non solo dal punto di vista della verità storica). Tant’è che il lavoro svolto dal magistrato a riposo (ma non troppo) sulla targa automobilistica utilizzata nell’assassini0 di Piersanti Mattarella, a Palermo il 6 gennaio 1980, ha spinto la Direzione nazionale antimafia a chiedere una riapertura delle indagini.

LA FRASE: Il procedimento romano sulla Loggia P2 (…) si chiude poi con una sentenza di proscioglimento generale datata 17 marzo 1983 (…). Così il “porto delle nebbie” romano tenta di liberarsi dello scomodo problema P2 seppellendolo sotto una pietra tombale dopo due anni di oblio totale. 

Italia occulta è presentato stasera, venerdì 22 marzo, a Milano da Giuliano Turone e Francesco Carluccio alle 18,30 presso la Biblioteca Chiesa Rossa di via Domenico Savio 3

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