L’assemblea politica del Ppe è pronta a discutere oggi pomeriggio una sospensione del partito del premier ungherese Viktor Orban, Fidesz, piuttosto che l’espulsione chiesta da 13 sulle 50 formazioni politiche che fanno parte della stessa “famiglia”. Lo hanno fatto sapere fonti vicine al leader dei Popolari Manfred Weber secondo le quali Fidesz, in base a tale proposta, potrebbe perdere il diritto di voto in tutte le riunioni del partito e quello di proporre candidati per i posti. La notizia è arrivata dopo che il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker in un’intervista alla radio tedesca aveva “consigliato ai miei amici del Ppe di espellere Fidesz”.

I principali partiti del centrodestra tedesco sostengono la sospensione, secondo la Dpa. La Cdu di Angela Merkel e il partito fratello bavarese Cdu hanno discusso a lungo se Fidesz, un partito populista e nazionalista di destra, appartenga al Ppe, che è più centrista. I due partiti, conosciuti in Germania come l’Unione, si appresterebbero a votare per sospendere Fidesz nel voto cruciale atteso per il pomeriggio, secondo informazioni ottenute dalla Dpa.

Nei giorni scorsi Fidesz aveva fatto sapere che intende restare all’interno dei popolari europei solamente se verranno accettate le sue idee in tema di immigrazione. “Per Fidesz vale la pena rimanere nel Ppe solamente se non abbraccerà completamente le idee di chi è a favore dell’immigrazione”, ha detto alla tv ungherese il capo di gabinetto di Orban, Antal Rogan. Inoltre, Fidesz chiede che il controllo delle frontiere sia trasferito dalle competenze della Commissione europea agli stati nazionali, che ai ministri degli Interni dei Paesi Ue siano dati poteri decisionali in tema di immigrazione e protezione delle frontiere e che il bilancio Ue contribuisca a metà delle spese che ciascun Paese deve sostenere per la gestione delle frontiere. “Se questi suggerimenti non saranno esplicitamente esclusi da tavolo, Fidesz rimarrà nel Ppe”, ha detto Rogan.

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