di Giulio Scarantino

Il Climate Strike di Greta Thunberg, attivista svedese di 16 anni, è ormai arrivato all’atteso appuntamento mondiale del 15 marzo. A dire il vero oggi è anche il giorno della presa d’atto del paradosso di Greta: una persona può cambiare il mondo. Non importa da quale Paese provenga né che età abbia, Greta è un essere umano che ha dimostrato come la perseveranza, la certezza della causa, una sana disobbedienza civile possano, oggigiorno, essere strumento di diffusione inarrestabile di un messaggio. Al punto che nessun algoritmo o stratagemma comunicativo può reggere il confronto.

“Non siamo venuti qui per pregare i leader di occuparsene, siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”. Sembrano profetiche le sue parole, addirittura il preludio di quanto accaduto da dicembre (il famoso intervento alla Cop24) a oggi in Europa e nel mondo. Ebbene sì, come un vero e proprio “strike”, abbiamo assistito a un effetto domino inarrestabile che ha determinato il proliferarsi dei “Fridays for Future”; così per arrivare alla giornata mondiale del 15 marzo come l’inesorabile corsa di una palla da bowling destinata a buttar giù tutto.

Quella di Greta Thunberg non è soltanto – e non è poco – una storia che mette i brividi. Basti pensare per esempio che la protesta solitaria partita da Stoccolma arriverà anche nella mia piccola città, Caltanissetta, poco permeabile alle novità. No, non è soltanto questo, è molto di più. Qualcosa di ancor più serio, che sta tutto in quella apparentemente infantile denominazione “sciopero per il futuro”. Proprio in queste parole si nasconde la straordinarietà di questo evento.

Tutti siamo consci del fatto che lo sciopero nasce per rivendicare un bisogno imminente, urgente, che il più delle volte ha un impatto diretto per la persona che chiede di essere ascoltata. Non c’è dubbio che dette rivendicazioni abbiano delle volte avuto un significato più profondo che non si è fermato soltanto al presente, eppure qualcosa di tangibile e di imminente li hanno, pur sempre, più delle volte caratterizzati.

Questa volta è diverso, lo sciopero sarà per qualcosa di intangibile. Forse oggi vedremo solamente il futuro che è già iniziato: ove l’essere umano supera i limiti della coscienza, solitamente ingabbiata nelle barriere dello spazio e del tempo. Superata la dimensione del tempo, emancipato dall’egoismo.

Chissà, forse questo è il primo passo per raggiungere l’obbiettivo un po’ meno utopico di vedere al giorno in cui “la violazione di un diritto in un punto sulla Terra sarà percepito allo stesso modo in qualsiasi altro punto”.

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