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Non solo motori: così freni, pneumatici e asfalto possono provocare danni alla salute – Lo studio di Boston

L’Health Effect Institute ha analizzato, utilizzando un campione di oltre 12.000 bambini, il ruolo di queste esposizioni nelle aree urbane e la relazione tra esposizioni a inquinanti e funzione polmonare. Isde: "Bisogna ripensare la mobilità urbana nel suo complesso"
Non solo motori: così freni, pneumatici e asfalto possono provocare danni alla salute – Lo studio di Boston
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Per proteggere la salute dall’inquinamento urbano, non basta agire sui motori. Esiste infatti un aspetto del tutto sottovalutato dell’inquinamento urbano che dipende dalle emissioni cosiddette “non-tailpipe”, ovvero non legate allo scarico. E, anche, dai danni prodotti dal rumore.

A puntare il dito su questi effetti particolarmente dannosi per la salute dei bambini è un recente studio dell’Health Effect Institute (HEI) di Boston, che ha analizzato, utilizzando un campione di oltre 12.000 bambini, il ruolo di queste esposizioni nelle aree urbane e la relazione tra esposizioni a inquinanti e funzione polmonare. “Le esposizioni precoci nei bambini possono influenzare non solo l’apparato respiratorio”, spiega Laura Reali, Presidente ISDE (Medici per l’ambiente) Roma e Lazio, “ma anche lo sviluppo neurologico, immunitario e metabolico, con effetti che possono durare tutta la vita”.

Il rapporto evidenzia come una parte importante del particolato urbano derivi da fonti diverse dai motori. Si tratta di particelle ricche di metalli come rame, ferro, e zinco, che hanno effetti rilevanti sugli organismi. “Quando si parla di inquinamento urbano, si pensa solo ai gas di carico dei motori che emettono particolato (PM) e biossido di azoto (NO2)”, continua Reali. “Eppure sappiamo che una quota importante dell’inquinamento deriva anche da fonti non legati allo scarico come usura di freni e pneumatici, abrasione dell’asfalto e risospensione delle polveri già depositate sulla strada. Queste particelle possono essere molto fini e penetrare profondamente nell’apparato respiratorio, esplicando la loro tossicità. Infine lo studio richiama l’attenzione su un fatto trascurato, ovvero il rumore del traffico, che ha pesanti effetti sulla salute”. Esistono, secondo lo studio, punti particolarmente critici rispetto all’emissione di queste particelle, ovvero gli incroci stradali, dove si sommano frenate e accelerazioni frequenti, maggiore produzione di particolato non da scarico ed elevati livelli di rumore.

Lo studio si focalizza sugli effetti sui bambini dell’esposizione a questo particolato fine e ultrafine, unito al rumore da traffico. “I bambini sono particolarmente vulnerabili a tutto questo perché respirano più rapidamente degli adulti, inalano più aria rispetto al peso corporeo e hanno organi e sistemi biologici ancora in sviluppo”, afferma la presidente di ISDE Roma e Lazio. “Le vie aree più piccole e immature rendono inoltre più facile il danno infiammatorio. Importante è anche l’altezza: molte particelle da traffico, compreso il black carbon, e parte del particolato fine, si concentrano negli strati più bassi dell’aria (in base al peso), proprio all’altezza del passeggini e di bambini piccoli”.

Purtroppo, i metodi tradizionali di stima delle esposizioni spesso non rilevano queste particelle. Secondo i ricercatori, infatti, servono modelli più avanzati di monitoraggio, per avere una valutazione più realistica dei rischi associati. “Questo ‘invisibile’ oggi può essere monitorato con strumenti molto più sofisticati rispetto al passato”, spiega sempre Reali. “Oltre alle tradizionali centraline fisse, vengono utilizzati monitoraggi mobili e personali, modelli di dispersione, sistemi satellitari, sensori portatili e algoritmi di machine learning che permettono di stimare l’esposizione reale delle persone nei diversi ambienti frequentati durante la giornata. Anche l’Europa sta progressivamente ampliando il monitoraggio della qualità dell’aria. La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria introduce limiti più severi per PM2,5, PM10 e biossido di azoto, mentre le future norme Euro 7 inizieranno a considerare anche le emissioni da frenata, finora quasi ignorate dalla regolazione ambientale”.

Lo studio dà infine suggerimenti espliciti alle amministrazioni rispetto alle politiche urbane da adottare per proteggere la salute: ridurre il traffico nelle aree urbane sensibili, ripensare la progettazione degli incroci, limitare l’esposizione nelle zone frequentate da bambini e soprattutto intervenire anche sulle emissioni non da scarico, ad oggi poco regolamentate. Il rapporto mostra infatti che l’inquinamento urbano è un fenomeno complesso e multifattoriale e per affrontarlo occorrono politiche integrate, che abbiano come priorità la tutela della salute dei bambini. “Per contrastare davvero l’inquinamento urbano non basta sostituire i motori tradizionali con quelli elettrici: serve ripensare la mobilità urbana nel suo complesso. Le azioni più efficaci comprendono la riduzione del traffico privato, il potenziamento del trasporto pubblico elettrico, la mobilità attiva (camminare e andare in bicicletta), la creazione di zone scolastiche protette e la progettazione di città più verdi e vivibili. È inoltre fondamentale intervenire sulle emissioni non da scarico, promuovendo materiali meno tossici per freni e pneumatici e riducendo il numero complessivo dei veicoli in circolazione. Infine”, conclude la Presidente ISDE Roma e Lazio, “proteggere i bambini dall’inquinamento significa progettare città più sane, nelle quali se stanno bene i bambini, stanno bene tutti”.

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