Basta con gli alunni non vaccinati fino a 14 anni. A renderle obbligatorie anche per la scuola primaria e secondaria di primo grado ci pensa la Regione Lazio che sta elaborando un disegno di Legge da portare al più presto in consiglio regionale per estendere l’obbligo anche alla fascia di età dai 6 ai 14 anni. “Così colmeremmo un paradosso, un vulnus”, spiega l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato a Ilfattoquotidiano.it. Il tutto è nato dopo il caso di un bambino, guarito dalla leucemia che non è potuto rientrare in aula per la presenza di compagni non vaccinati.

Marco (nome di fantasia) frequenta, o meglio frequentava, la primaria di via Bobbio nel quartiere San Giovanni a Roma. Una vita felice fino all’aprile dello scorso anno quando è iniziato il calvario per la malattia. Per lui sono iniziati dieci estenuanti mesi di chemioterapia. Grazie alle cure dei medici, Marco ce l’ha fatta ma per lui si chiudono le porte della scuola. Nella sua classe, la seconda, ci sono cinque alunni non vaccinati. Un ostacolo che appare insormontabile e che impedisce a Marco di tornare a scuola. Per il piccolo Marco basta una varicella, un morbillo per tornare nell’incubo, addirittura per rischiare la vita. A quel punto interviene anche l’avvocato della famiglia Gianpiero Scardone che incontra la preside e diffida la scuola perché dev’essere garantito il rientro del bambino in un ambiente protetto per il suo processo di guarigione.

Anche i genitori provano a convincere le altre mamme e gli altri papà a far vaccinare i loro figli. E a non lasciare sola la famiglia sono proprio la Regione Lazio e l’Asl Roma 2. Da una parte gli operatori sanitari nei giorni scorsi hanno incontrato le famiglie reticenti e hanno cercato di spiegare quanto sia importante effettuare i vaccini, dall’altro la Regione si è messa subito al lavoro per risolvere il caso del piccolo Marco con una proposta di legge che supera quella nazionale.

“Il provvedimento che è allo studio – spiega Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio – mira a colmare un vulnus della legge attualmente esistente. Il paradosso è che oggi la legge prevede che fino ai sei anni possa essere applicata la sanzione del divieto di frequenza scolastica”. Se un bambino ha più di 6 anni, continua D’Amto, la legge “prevede che si possa comunque frequentare le scuole elementari e medie anche senza essere vaccinati e la sanzione consiste solo in una multa“. La proposta di legge, aggiunge, “è di buon senso perché mira a proteggere i soggetti più deboli e indifesi nel caso in cui vi sia la presenza di un bambino immunodepresso”.

Secondo l’assessore, lo Stato deve dare una risposta a queste famiglie e deve difendere chi è più debole: “La nostra proposta non modifica né il numero di vaccini né le modalità di somministrazione, ma mira solo a estendere la sanzione della non frequenza, prevista per i bambini non in regola con le vaccinazioni anche a chi ha più di sei anni. Bisogna rispettare le regole: se la legge prevede delle vaccinazioni obbligatorie, queste vanno eseguite. L’obiettivo è anche quello di aiutare la comunità scolastica a prevenire situazioni come quella che si è verificata recentemente in un istituto romano”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Università, come si piazzano gli atenei italiani in Ue? Cerchiamo di capirlo

next
Articolo Successivo

L’Università è malata, protestare è inutile. Il caso di Tor Vergata ce lo conferma

next