Diciannove provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Dda di Catania nei confronti di una banda di spacciatori di cocaina e marijuana che operava in varie zone d’Italia, ma che aveva una propria cellula operativa a Catania. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania hanno permesso di ricostruire struttura e ruoli del sodalizio che imponeva la propria egemonia sul territorio, opponendosi e scontrandosi con gruppi rivali al fine di assumere e conservare il predominio nell’ambito delle comunità straniere presenti all’interno del Cara di Mineo creando un forte assoggettamento omertoso.

Nel corso della conferenza degli inquirenti, il procuratore capo Carmelo Zuccaro ha spiegato che è “sotto gli occhi di tutti che, con così tante persone, il centro non è controllabile. Da lì si consente di gestire traffici illeciti, questo è un errore enorme”. E sollecitato sulle parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha annunciato la chiusura entro la fine del 2019, Zuccaro ha aggiunto: “L’esigenza di chiuderlo, per come funziona ora, è un’esigenza avvertita da tutte le forze politiche. Il ministro dell’Interno recepisce un’esigenza che abbiamo tutti noi”.

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