Le telefonate effettuate dal cameriere dell’hotel Rigopiano la mattina del 18 gennaio 2017, ore prima che la valanga travolgesse la Spa provocando 29 morti, erano state segnalate dal Ris di Roma già due mesi dopo la tragedia. Quando i tecnici del laboratorio dell’Arma si ritrovarono ad estrarre la cronologia Whatsapp, sms e del traffico da rete mobile del cellulare di Gabriele D’Angelo annotarono nel rapporto: “Tale attività (…) ha consentito di individuare numerosi contenuti di potenziale interesse investigativo“.

E tra le chiamate partite dal suo cellulare ce ne sono 9 verso il numero della prefettura di Pescara, con la quale – come confermato dai tabulati richiesti solo negli scorsi mesi dagli inquirenti – D’Angelo è riuscito a parlare alle 11.38 per oltre 240 secondi. Ma solo nelle ultime settimane, dopo un servizio di Ezio Cerasi per il TgR Abruzzo, la procura di Pescara si è attivata dando una svolta all’inchiesta che al momento conta 7 indagati – tra i quali l’ex prefetto Francesco Provolo – per frode in processo penale e depistaggio.

Il 6 novembre 2018, grazie a un servizio giornalistico della Rai, viene svelato il brogliaccio “dimenticato” del Coc di Penne in cui fu annotata la prima delle diverse chiamate di aiuto del cameriere ai volontari della Croce Rossa. “Evacuazione”, annotò nel brogliaccio delle telefonate ricevute chi quel giorno gestiva le richieste di soccorso. Adesso è di nuovo il telegiornale regionale del servizio pubblico a mettere in evidenza come lo spunto investigativo era stato già ‘suggerito’ dai Ris di Roma nel marzo 2017, appena due mesi dopo la tragedia.

Tra i dati estratti dal cellulare c’erano infatti anche le schermate delle chiamate in entrata, uscita e tentate effettuate da D’Angelo nei vari giorni presi in esame. Non solo tramite Whatsapp, ma anche con il traffico da rete mobile. Compresi 9 tentativi – almeno uno certamente andato a buon fine – al numero della prefettura di Pescara. Ma quel materiale di “potenziale interesse investigativo” è rimasto a lungo dormiente.

Oggi, intanto, sono iniziati gli interrogatori degli indagati nel filone principale dell’inchiesta, chiusa nelle scorse settimane con 25 indagati. L’ex prefetto Provolo – indagato anche in questo troncone – ha rinunciato a comparire davanti al procuratore capo Massimiliano Serpi e al pm Andrea Papalia il prossimo giovedì. Mentre hanno risposto alle domande dei magistrati Antonio Di Marco, ex presidente della Provincia di Pescara, il legale responsabile della società proprietà del hotel, Bruno Di Tommaso, il dirigente del settore Viabilità della Provincia di Pescara Paolo D’inceccoMauro Di Blasio, responsabile del settore Viabilità della Provincia di Pescara e referente di Protezione civile.