Frode in processo penale e depistaggio. Con queste accuse 7 persone sono indagate in un nuovo filone d’inchiesta sulla tragedia dell’hotel Rigopiano, seppellito da una valanga il 18 gennaio 2017. La procura di Pescara guidata da Massimiliano Serpi sospetta che l’ex prefetto Francesco Provolo e altri funzionari della prefettura di Pescara abbiano occultato il brogliaccio delle segnalazioni del giorno della tragedia alla squadra mobile di Pescara per nascondere la chiamata fatta dal cameriere Gabriele D’Angelo – una delle 29 vittime – poche ore prima della valanga per chiedere aiuto al Posto di coordinamento avanzato di Penne. Una telefonata di cui avevano dato conto il TgR Abruzzo e Ilfattoquotidiano.it lo scorso 6 novembre (nell’immagine in evidenza il brogliaccio). “Gabriele D’Angelo, Rigopiano, evacuazione”, era appuntato nell’elenco.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Papalia e affidata ai carabinieri forestali di Pescara guidati dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi, vede tra gli indagati, oltre a Provolo, anche i due viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia. Sotto accusa anche i dirigenti Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. Oggi Angieri è il vicario del prefetto di Macerata, mentre Mazzia è il vicario del prefetto di Crotone.

Gli investigatori stavano indagando su tale vicenda già da un anno dopo l’acquisizione di un inedita conversazione avvenuta tra un carabiniere della sala operativa di Pescara e la funzionaria della prefettura Daniela Acquaviva, balzata a suo tempo alle cronache per la telefonata nella quale proferiva la frase “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, in cui dice al carabiniere che l’intervento su Rigopiano era stato fatto in mattinata riferendosi proprio alla telefonata pervenuta da Gabriele D’Angelo. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, D’Angelo avrebbe chiesto l’evacuazione della struttura dopo le scosse di terremoto che avevano interessato la zona.

A mettere gli investigatori sulla traccia giusta c’è agli atti della prima indagine – quella chiusa nelle scorse settimane con 25 indagati – una telefonata tra i carabinieri e la Prefettura delle ore 18.09 del 18 gennaio 2017, quindi almeno un’ora e venti dopo la valanga. Il carabiniere di servizio riferisce di aver ricevuto una telefonata di Quintino Marcella, il proprietario del ristorante di Silvi dove lavorava Giampiero Parete, scampato alla tragedia con la famiglia: il ristoratore dichiarava ai carabinieri che Parete gli aveva riferito della valanga.

“Ho preso una telefonata adesso da un signore – dice il carabiniere – di un certo Marcella Quintino. Questo qua mi ha detto che un cuoco di sua conoscenza che sta all’hotel Rigopiano…”, al che la dirigente Acquaviva lo ferma per dirgli che “l’hotel Rigopiano è già stato fatto questa mattina. C’erano dei problemi. Sono stati raggiunti e sta tutto apposto”. L’operatore del 112 di Pescara a quel punto chiede cosa sia stato fatto, perché a lui Marcella avrebbe detto che “è crollato l’hotel”. “Eh, si questa mattina”, è la risposta della Acquaviva, e il carabiniere all’oscuro di tutto ribatte: “Ah, ma sto deficiente mi ha fatto spaventare. Mi ha detto guardi mi ha detto è crollato l’hotel Rigopiano e che ci sono delle persone dentro”.

La funzionaria della prefettura lo tranquillizza chiarendo: “Ma no l’intervento sull’hotel Rigopiano l’hanno fatto questa mattina”. Ma di che intervento si tratta? Si tratta di un controllo evidentemente. Lo scambio di battute tra prefettura e carabinieri di fatto termina con un ambientale registrato nella telefonata nella quale la Acquaviva si rivolge ad una terza persona che si trova con lei e le chiede: “…scusa l’hotel Rigopiano è stato fatto questa mattina l’intervento no? …ai carabinieri ha telefonato uno dicendo è crollato l’hotel Rigopiano con dentro la gente ma…”. Una voce maschile in ambientale dice: “Ma che stiamo scherzando”. Donna: “Ma non è vero”. Una voce maschile in ambientale aggiunge: “È uscito fuori che era uno scherzo…”.

L’operatore del 112 a quel punto tira un sospiro di sollievo: ”Ah addirittura è uscito fuori che era uno scherzo“, si sente sempre nell’ambientale della telefonata. Altre voci di sottofondo della sala operativa della prefettura dicono: “Ho parlato pure io con un uno di Rigopiano… dice che siccome ci sono problemi con le linee telefoniche… scusa contattate là. Eh no io credo sia tutta una montatura”. L’indagine parte proprio da qui: di questa telefonata di D’Angelo, che risulta aver chiamato la prefettura, non c’è traccia in nessun brogliaccio, eppure è stata ricevuta. E c’è quell’appunto: “Evacuazione”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Nobel per la Pace, candidiamo Mimmo Lucano e ricordiamo all’Italia che si deve resistere

prev
Articolo Successivo

Benevento, due arresti per l’omicidio di un pedofilo: “Il mandante è la famiglia della vittima”

next