Il fronte del al Tav Torino-Lione annuncia una nuova mobilitazione sotto la Mole per sabato 12 gennaio. Una seconda protesta, sempre in piazza Castello a due mesi di distanza dalla prima manifestazione, dal titolo ‘Tav: basta con gli indugi. Il fututo dell’Italia passa dalle infrastrutture’. “L’ennesimo rinvio del governo – spiegano gli organizzatori – mette una seria ipoteca su 800 milioni di fondi europei per la Torino-Lione, come ha fatto notare il portavoce dell’Ue a fine 2018″. Con i Sì Tav ci sarà anche il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: “Il governo, come avevo previsto, rinvia alle calende greche, o meglio a dopo le scadenze elettorali, ogni decisione sul Tav”, accusa.

Al centro del dibattito ci sono quindi i tempi, in particolare quelli dell’analisi costi-benefici attesa da fine autunno. “A fine dicembre la commissione dei tecnici consegnerà i risultati dell’istruttoria. Infine andremo sul territorio e prima delle europee il governo comunicherà in modo trasparente la decisione”, ha detto alla conferenza stampa di fine anno il premier Giuseppe Conte. Un metodo già noto e utilizzato per Tap e Terzo Valico, come ha ricordato lo stesso presidente del Consiglio.

L’accusa dei favorevoli all’Alta Velocità è che un ritardo nella decisione possa portare a perdere i fondi. A metà novembre scorso un portavoce della Commissione Ue aveva detto: “È importante che tutte le parti facciano sforzi per completare nei tempi” l’opera, in quanto, “come per tutti i progetti della Connecting Europe Facility se ci sono ritardi nella loro realizzazione questi possono vedere una riduzione dei fondi forniti” da Bruxelles. Pochi giorni prima il ministro Danilo Toninelli aveva annunciato che la Commissione di analisi costi-benefici avrebbe “presto” portato i propri risultati. Poi, il 20 dicembre scorso, l’indiscrezione dell’agenza Bloomberg secondo cui il documento finale avrebbe bocciato il Tav, prontamente smentita dallo stesso Toninelli: “Smentisco che sia stata completata l’analisi costi-benefici sul Tav Torino-Lione”. Mentre il presidente della commissione Marco Ponti ricordava che “un’analisi costi benefici è una cosa infernale se fatta bene e non da mascalzoni. Contiamo di terminare entro la fine dell’anno, ma non è certo perché i conti sono straordinariamente complicati“.

Dopo le ultime affermazione del premier Conte, i movimenti Sì, Torino va avanti, SìLavoro e Osservatorio21 hanno quindi deciso di tornare in piazza.”Se il Tav si ferma, perderanno il lavoro 800 persone, attualmente impiegate, non ci saranno le 6mila assunzioni previste, il 50% per la manodopera locale e scatterà una ipoteca di 4 miliardi di euro sul futuro dei nostri figli, senza considerare le penali”, sostengono. “Alla protesta del 12 gennaio hanno già dato l’adesione – annunciano i promotori – 21 sindaci del Piemonte e quelli di Vado Ligure (Savona), Aosta, Padova e Venezia”.

“Ogni manifestazione, ogni forma di pressione, è benvenuta e il 12 gennaio ci sarò anche io – afferma Chiamparino – insieme ai sindaci che hanno già aderito e a tutti quanti aderiranno, per contrastare un governo che vuole mettere il Piemonte in un angolo e dire Sì alla Tav, al lavoro, ai diritti, alla crescita”. Il governo rinvia ogni decisione sulla Tav, sostiene il governatore, “ma autorizza da subito gli aumenti dei pedaggi autostradali sull’autostrada Torino-Bardonecchia, in modo da finanziare – accusa – il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus”. “Salvini e Di Maio sono il governo del Sì Tir-No Tav“, conclude Chiamparino.

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