Imparare a essere felici. È questo l’obiettivo del corso voluto da Luigi Cirio, coordinatore dell’indirizzo di laurea infermieristica all’università di Torino. Venticinque ragazzi, futuri sanitari, hanno scelto di fare questo laboratorio tenuto da un neuroscienziato, Andrea De Giorgio. Tre giorni di full immersion, di meditazioni buddiste e abbracci, di atti gentili e amorevoli per abituare la mente ad essere felice. Una “ricetta” che De Giorgio propone certo che “la felicità è un’emozione primaria che si può educare”.

Una risposta indiretta a Franco Arminio che domenica scorsa sul Corriere della Sera scriveva: “Il nero dell’Italia di oggi non è il fascismo, ma la depressione. Forse sono depressi anche in Francia, ma lì ora è una depressione che si agita. Da noi è una cosa inerte, cupa. Tutti parlano di Salvini, ma il problema sono quelli che non escono di casa. Ci sono milioni di italiani in pigiama. C’è gente che finisce la sua giornata prima di cominciarla. Esistono i lavori usuranti, ma esistono anche i riposi usuranti. Abbiamo milioni di pensionati in buona salute, ma a cui nessuno sa cosa chiedere. Milioni di giovani senza lavoro e molto spesso senza utopie. Abbiamo un esercito di mutilati che non hanno partecipato a nessuna battaglia. La depressione degli italiani ovviamente non preoccupa nessuno perché i depressi in genere non danno fastidio”.

Parole che non scandalizzano De Giorgio: “L’Italia è in seria difficoltà anche dal punto di vista emotivo. Vedo una società che è poco votata alla socializzazione reale. Siamo molto sui social ma questo non ci consente ad essere portati verso l’altro. Abbiamo sempre relazioni superficiali, rapide, evanescenti. Non investiamo più del tempo per stare con gli amici. Le persone felici sono quelli che hanno una cerchia amichevole. Un Paese depresso è un Paese solo”. Un attacco ai social fatto anche da Arminio nell’articolo sul Corriere:  “La Rete ha creato un mondo di solitari che aspettano ogni giorno una parola che non arriva e se arriva non è mai bastevole. Primo e ultimo gesto della giornata: accendere e spegnere il telefonino”.

Arminio lancia l’allarme: “Forse in una situazione del genere almeno gli intellettuali si dovrebbero allarmare, ma gli intellettuali sono depressi, come tutti gli altri”. Ma secondo De Giorgio la situazione è diversa: “Ci sarebbe da chiedersi quanti intellettuali sono rimasti in questo Paese. Bisogna partire dagli insegnanti della scuola primaria. L’educazione al bene, al bello va fatta con i bambini. Va recuperata la forza dell’educazione”.

A Torino si parte con i più grandi, con gli studenti universitari. “Un corso – spiega De Giorgio – più pratico che teorico. Bisogna fare in modo che la mente sia educata alla felicità. La meditazione sarà uno strumento, sarà una delle pratiche che useremo per allineare corpo e mente. La meditazione in sé non è tutto. Le neuroscienze dimostrano che per essere felici bisogna rivolgersi all’esterno, fare atti di gentilezza. Vanno fatti non solo pensati: bisogna andare in giro a cercare occasioni per essere gentili”.