Le recenti discussioni sugli inceneritori hanno evidenziato quanto la questione smaltimento rifiuti possa essere delicata e divisiva. Questo problema si affronta con una strategia di lungo respiro, avvicinandosi il più possibile a “rifiuti zero”, o in alternativa favorendo il riciclo. I fanghi di depurazione sono un argomento complesso e controverso, e l’approvazione di un articolo specifico nel recente decreto “emergenze” ha aperto un acceso dibattito, anche con interventi dell’ex magistrato Gianfranco Amendola.

Riconosco ad Amendola grande competenza dal punto di vista giuridico. Dal punto di vista ambientale però, il problema è più complesso. Se il governo non avesse approvato la norma sui fanghi si sarebbe creata una vera e propria emergenza sanitaria con l’accumulo di migliaia di tonnellate di fanghi e gli impianti di depurazione sarebbero stati bloccati, riversando nei fiumi e di conseguenza nei nostri mari acque non trattate.

I fanghi derivanti dagli impianti di depurazione (in buona parte derivati da escrementi, per essere chiari) sono stati sparsi sui campi da 26 anni. Oltre 150 milioni di tonnellate senza che nessuno chiedesse dosaggi di idrocarburi o diossine. Sono normati dal D.lgs 99 del 1992. Riutilizzare le deiezioni (di origine animale o umana) sui campi è una pratica antica e benefica per il terreno. È chiaro che nessuno vorrebbe i fanghi (che possono puzzare) dietro casa, ma le soluzioni per disfarsene sono:

a) monoinceneritori che comunque hanno emissioni;
b) discarica (che di costi e problemi ne causa tanti per percolamenti ecc);
c) recuperandoli utilizzandoli come ammendanti nei terreni agricoli.

La terza, tra le soluzioni possibili, è sicuramente di gran lunga la migliore. La questione fanghi è emersa e diventata un’emergenza in seguito a una complessa vicenda giudiziaria è stato indicato compatibile un’altra normativa ambientale relativa ai suoli (D.lgs 152/2006) per decidere se i fanghi sono spandibili sui terreni agricoli, nei fanghi il contenuto di idrocarburi non dovrebbe superare 50 mg/kg come nel suolo. Parliamo di un limite che non proviene da nessuno studio scientifico specifico. Nessun depuratore italiano ha in uscita fanghi che rispettano questo limite pensato per il suolo dopo che il fango è opportunamente mescolato. Qualcuno ha parlato in modo allarmistico di “spandimento di fanghi tossici”. Questa affermazione non è solo falsa, ma è anche priva di significato.

Premessa numero 1: Non ha senso parlare di “sostanze tossiche”. Tutte le sostanze possono essere dannose o meno in funzione della dose. Il cloruro di sodio, (il sale da cucina) si usa per cuocere la pasta in quantità di circa 5 grammi. 500 grammi sono la quantità che potrebbe uccidere un uomo. Quindi, non esistono sostanze tossiche “in assoluto” ma la tossicità è legata indissolubilmente alla dose. Premessa numero 2: alcune analisi di sostanze chimiche sono oramai ultrasensibili. È possibile quantificare delle sostanze a livelli infinitesimali. Il fatto che sia possibile trovare tracce di una determinata sostanza, non significa che quei livelli siano pericolosi per la salute. Gli idrocarburi sono presenti in una moltitudine di piante. Mettere “limite zero” per gli idrocarburi (o per qualsiasi altra sostanza, sia di origine “naturale” o meno) significherebbe semplicemente vietare di concimare i campi. Lo spandimento dei fanghi nei terreni è regolato dal decreto legislativo n. 99/92.

Questa normativa prevede dei limiti per diversi potenziali inquinanti ma non prevede alcun limite per gli idrocarburi. Gli idrocarburi sono una classe eterogenea di composti chimici: ce ne sono alcuni che non presentano grandi criticità riguardo alla tossicità e altri (gli Ipa o idrocarburi policiclici aromatici) che invece sono potenzialmente cancerogeni. La quantità massima di fanghi spandibili sui terreni è di 15 tonnellate ettaro in 3 anni. Questa quantità sembra tanta, ma un ettaro di terreno pesa (in base alla densità del terreno e alla profondità dello strato che si considera) diverse migliaia di tonnellate, che potremmo quantificare dell’ordine di 3000 per la parte destinata a spandimenti. Le 15 tonnellate si diluiscono quindi in una quantità enormemente più grande. Essendo il limite massimo di idrocarburi ammissibili nel terreno pari a 50 mg/kg (ma nota bene, sulle 3000 tonnellate) è assolutamente logico che sulle 15 tonnellate massime di fanghi spandibili si possa indentificare un limite superiore, il quale è stato posto pari a 1000 mg/kg. Un articolo sul blog della Società Chimica Italiana che riprende e spiega alcuni concetti in modo più esteso.

Contestualmente, è stato posto un limite per gli Ipa (che sono gli idrocarburi più pericolosi) ed è stata prescritta la ricerca di marker di cancerogenicità e delle diossine. Tutte queste modifiche hanno contributo a normare in modo molto più stringente una materia delicata, in attesa di un intervento normativo organico che partirà dalla riscrittura del Decreto Ministeriale che modifica gli allegati al D.lgs 99 del 1992 che abbiamo bloccato dopo l’approvazione in Conferenza Stato Regioni del 1 agosto 2018, proprio per aver tempo di ragionare da un punto di vista normativo e tecnico. Abbiamo chiesto aggiornamenti per poter avere limiti più stringenti ed efficaci.

Il testo dell’art 41 testimonia (invito a fare attenzione alle modifiche effettuate e indicate) quanti limiti aggiuntivi sono stati posti nella discussione parlamentare. Giudichi chi legge se non è stata posta la massima attenzione per proteggere l’ambiente e la salute.

In conclusione, la decisione presa è stata difficile e strumentalizzata ma è fin troppo facile dire “i fanghi non li vogliamo e basta” senza offrire alternative concrete. Fa impressione pensare a un meraviglioso pomodoro rosso ma che è cresciuto così perché nel terreno c’era la cacca. La natura, però, è questa qui. E un ambientalismo vero è quello che i problemi li affronta, non quello che li seppellisce in discarica, o peggio, li incenerisce.

Questo post è stato scritto in collaborazione con Alberto Zolezzi, portavoce M5S presso la Camera dei Deputati e membro della Commissione Ambiente