Il ministro degli Interni Matteo Salvini, che è un grande ammiratore di Donald Trump, sta perseguendo con ogni evidenza l’obiettivo di applicare anche in Italia il modello statunitense di insicurezza diffusa. In sostanza tale modello si caratterizza per l’esaltazione del ruolo dell’individuo proprietario – che si arma e riceve licenza di uccidere chiunque metta in pericolo la sua proprietà – e per una consacrazione definitiva delle differenze sociali, nonché per la cancellazione della dignità umana per tutta una serie di soggetti. Nessuno spazio è dato agli appartenenti a una serie di categorie disgraziate, come ad esempio i migranti e i richiedenti asilo, ma in genere i poveri, tanto più se reclamino in qualche modo la soddisfazione dei loro diritti.

Basti vedere i punti qualificanti del decreto che del ministro degli Interni porta il nome. Chiamarlo invece “decreto sicurezza” è proprio paradossale dato che avrà come effetto diretto un rafforzamento delle organizzazioni mafiose o comunque criminali alle quali, sia detto per inciso, il ministro non sembra dedicare attenzione ed energie pari a quelle dedicate ai poveretti in cerca di asilo e di sopravvivenza.

Alla stessa logica risponde la cancellazione del sistema degli Sprar, che prevedeva la diffusione dei richiedenti asilo su di un gran numero di comuni piccoli e medi, favorendo l’accoglienza e l’integrazione realizzate in modo esemplare a Riace ma anche da altre parti. Contro tale sistema diffuso si propone quello concentrazionario dei cosiddetti hotspot, che vedono la reclusione in condizioni disumane di numeri ingenti di richiedenti asilo, privati di ogni autonomia e libertà, in attesa di un favoleggiato rimpatrio che in realtà non può avvenire.

Non a caso il decreto incontra l’opposizione netta e motivata di tutti coloro che si dedicano con professionalità e cognizione di causa al tema migratorio, come ad esempio l’attuale direttore del Cir Mario Morcone che ha ricoperto in passato posizioni di grande responsabilità all’interno del ministero degli Interni, ovvero i sindaci e la loro associazione, giustamente spaventati dal disordine sociale fomentato dal decreto e dal ruolo di appendici di Salvini che il decreto loro ingenerosamente riserva.

Come ho già avuto occasione di scrivere più volte, nessuno si illuda di restare indenne dalla riduzione degli spazi di libertà e di sicurezza operata dalla logica del decreto. Innanzitutto, vedere all’opera le Sturmtruppen salviniane che si accaniscono contro i più deboli – come sta avvenendo in questi giorni al Baobab di Roma, che era divenuto uno spazio minimo di sopravvivenza per tanti poveri cristi che non facevano male a nessuno – è un insulto per i sentimenti di umana dignità, non solo delle vittime di questa ingiustificabile operazione ma anche per quella di tutti noi, costretti al ruolo di spettatori passivi e impotenti, quindi in ultima analisi di complici passivi della disumanizzazione.

E poi, l’anima reazionaria (si potrebbe discutere a lungo se sia corretto o meno denominarla schiettamente fascista) che sottende l’azione del Salvimaio sui temi dei diritti civili o di altro genere è all’opera per chiudere ogni spazio alla partecipazione democratica e al conflitto sociale per l’affermazione dei diritti, che è l’anima di ogni vera democrazia, con buona pace per le orripilanti utopie di Casaleggio, Casalino & C. Del resto gli individui, specie se di genere femminile, sono colpiti direttamente anche nel loro privato, come dimostra la grottesca proposta di legge Pillon che cancella almeno 43 anni di evoluzione giuridica dal nuovo diritto di famiglia a oggi.

Conviene in ultima analisi tornare a sottolineare come questo delirio reazionario – che ha la sua massima espressione nel decreto (in)sicurezza Salvini – se fungerà forse da palliativo per le paranoie di settori sociali sempre meno culturalmente attivi e sempre meno dotati di identità propria, si rivelerà del tutto inefficace dal punto di vista della creazione di un ambiente sociale effettivamente sicuro, che per essere tale lo deve essere per tutte e per tutti, a partire dai settori più deboli. Una scommessa arrischiata e perdente che presto la Storia si incaricherà di smascherare. Nel frattempo però si saranno sperperati non pochi soldi e sarà drasticamente diminuito il tasso di umanità di questo Paese.