“Dice che era in chat con un ospite dell’hotel e gli ha riferito che state aspettando l’elicottero. Ma l’avete detto per tranquillizzare i clienti?”. Sono le 15.23 del 18 gennaio 2017 quando Emira De Acetis, la moglie di Roberto Del Rosso, l’ideatore dell’hotel Rigopiano di Farindola poi travolto da una valanga mortale, scrive al receptionist Emanuele Bonifazi. Manca poco più di un’ora al momento in cui la struttura verrà seppellita dalla neve, inghiottendo 29 persone. Qualcuno l’ha avvisata riguardo questa voce – un amico di famiglia, che ha un suo conoscente tra gli ospiti presenti nell’albergo – e dopo aver cercato di avere risposte dal marito De Acetis contatta il receptionist. Che risponde: “Sinceramente non sono a conoscenza di questa cosa”.

La conversazione privata su Facebook è il cuore della terza e ultima puntata dell’inchiesta del giornalista Rai Ezio Cerasi, trasmessa dal TgR Abruzzo e che ha svelato anche della riunione “fantasma” del 24 gennaio convocata dal prefetto Francesco Provolo, uno dei 40 indagati. Tra le persone ascoltate da Cerasi, c’è anche Piero Moscardini, ex funzionario della Protezione Civile in prima linea in numerosi disastri: “L’esempio della disastrosa gestione di Rigopiano – dice – va ricercata in una non attenta pianificazione. Dovremmo sforzarci di far dialogare le Regioni con le strutture operative dello Stato”.

Gli sms raccontano di questa voce che, forse, girava tra gli ospiti dell’hotel. E assume rilevanza alla luce della decisione presa dalla procura di Pescara. Nelle scorse settimane, infatti, il procuratore Massimiliano Serpi ha incaricato i carabinieri del Ris di recuperare tutta la messaggistica dallo smartphone di Roberto Del Rosso per capire se nelle ore precedenti alla valanga avesse avuto contatti con politici ed esponenti istituzionali sollecitando un intervento vista la situazione difficile all’interno della struttura, isolata a causa della neve, e con i clienti agitati dopo la scossa di terremoto del mattino.

La chat, non agli atti dell’indagine e svelata dall’inchiesta della tv di Stato, nasce dall’esigenza di De Acetis di avere un riscontro a quell’informazione ricevuta da un amico di famiglia, a sua volta avvisato da un ospite dell’albergo. Quella dell’elicottero in arrivo era un’esagerazione o un’ipotesi ventilata nelle stanze di Rigopiano nelle ore precedenti alla tragedia? Se sì, da chi e perché? Di certo, Bonifazi, che come del Rosso sarà tra le 29 vittime, non ne sa nulla: “Non sono a conoscenza di questa cosa – risponde – Ho appena finito di mandare le mail di disdetta per domani”.

A quel punto De Acetis ribatte: “Infatti, l’avrà detto per esagerare“. E aggiunge: “Io so che dovranno arrivare una turbina da Avezzano e uno spazzaneve da Penne. No so i tempi, ma spero veloci. Se ho notizie ti informo”. Anche quei mezzi di soccorso non risaliranno verso Farindola fino al momento in cui non scatterà l’allarme per la valanga nella serata del 18 gennaio, mentre a Rigopiano continua a nevicare e in quaranta sono già sotto le macerie dell’hotel.

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