Ha preso il via martedì sera su Rai 1 la seconda stagione de I Medici, la fiction italoinglese che esordì due anni fa collezionando indici d’ascolto notevoli, ma anche una serie infinita di inesattezze, errori, lacune. Anche questa volta è stato un successo: la prima puntata è stata seguita infatti da 4.158.000 spettatori con il 17.6% di share, e si è aggiudicata la serata Stavolta la macchina da presa è concentrata sul giovane Lorenzo il Magnifico che subentra al padre, Piero, nel 1469. È un momento storico cruciale nella storia di Firenze. Già, ma a chi interessa la Storia?

La prima impressione è che cerchino di essere più attenti, ma poi l’errore è dietro l’angolo e lo svarione scappa. Eccome se scappa. Anche in questa nuova stagione infatti, i produttori della fiction confermano di essere più interessati all’apparenza che alla sostanza, pronti a sacrificare verità storiche per catturare l’attenzione di qualche spettatore in più. Certo, nei titoli di coda di ogni episodio compare puntuale la scritta “Ogni riferimento a fatti, luoghi e persone realmente esistenti (anche le persone ‘esistenti’? Ndr) è del tutto casuale” ma certi svarioni si potevano evitare senza inficiare in alcun modo la parte romanzata della Storia, quella che, secondo gli sceneggiatori, dovrebbe appassionare di più il pubblico.

Si potrebbe pensare che sia tutta colpa di una produzione poco attenta ma in realtà, sempre nei titoli di coda, appaiono i nomi di due grandi storici scelti come “consulenti” della fiction, quasi a voler caricare sulle loro spalle la responsabilità di certe scelte. Si tratta di Barbara Frale, esperta di Cavalieri templari e Sacra Sindone (quali siano i legami tra queste due materie e i Medici probabilmente lo sa la produzione della fiction), e Franco Cardini, illustre medievalista fiorentino. Proprio quest’ultimo, sentito da ilfattoquotidiano.it, precisa la questione: “Per capire la funzione del consulente storico – afferma il professore – occorre chiarirsi su alcuni punti. Prima di tutto dipende dal valore che noi diamo alla parola ‘errore’. In molti casi non si tratta di un errore ma di una scelta della regia o della produzione di ignorare la Storia. Il consulente consiglia, rileva possibili errori, poi però la decisione finale, come detto, è della regia o della produzione. E se uno chiede spiegazioni, capita di ottenere delle risposte ciniche, perché talvolta fa fatica correggere certi errori che si rilevano in corso d’opera, tal altra invece si preferiscono certe ‘soluzioni’ perché fanno gioco all’audience”.

Rispetto ai primi otto episodi, dalla sigla sono scomparsi certi errori puerili e tutto – scene, dialoghi, ambientazioni – sembra un continuo, forsennato copia-e-incolla da un libro di storia. Ma questo non è servito certo da argine agli svarioni storici, alcuni dei quali compaiono già nei primi due episodi. Più volte la macchina da presa indugia infatti su un dipinto: è La virtù della Fortezza, opera di Sandro Botticelli. Questa fu commissionata all’artista dal Tribunale di Mercatanzia, e non dai Medici. Dai documenti si sa che l’opera fu finita e poi pagata nell’agosto del 1470 ma, oltre a trovarsi in casa Medici senza alcun motivo, la “vede” anche Piero de’ Medici, padre di Lorenzo il Magnifico e Giuliano, che in realtà morì il 2 dicembre 1469. In pratica Piero quell’opera di Botticelli non la vide mai. Se serviva appendere al muro di casa Medici un’opera di Botticelli per forza, bastava scegliere uno dei numerosi dipinti (soprattutto Madonna col Bambino) che aveva dipinto fino a quel momento, e nessuno avrebbe avuto niente da eccepire. Tra l’altro la Fortezza è sì un’opera degli Uffizi, ma non è certo considerata uno degli “pezzi forti” del pittore fiorentino, giacché è rimasta per anni fuori dal percorso museale consueto della Galleria. “All’epoca era ancora consulente Andrea Gamberini (ordinario di storia medievale all’Università di Milano, ndr), chiedete a lui”, replica Franco Cardini.

Sorvolando sul fatto che talvolta lo skyline di Firenze appare su una collina – ma quando mai… -, non può passare inosservato il campo lungo che, nel secondo episodio, ci presenta la facciata del Duomo di Firenze, così come la vediamo noi oggi. In effetti le cose stanno assai diversamente perché la la parte anteriore della Cattedrale fu completata solo nel 1887 su progetto di Emilio De Fabris, quindi ai tempi di Lorenzo il Magnifico (ma anche di tutti i Granduchi che regnarono fino al 1737) appariva evidentemente incompiuta. Non si poteva evitare? “La fiction va venduta in tutto il mondo e così si riconosce Firenze – spiega il professor Cardini rispondendo all’obiezione -. Ho provato a fargli scegliere una chiesa con la facciata ancora spoglia, ma inutilmente. Ribadisco che il ruolo del consulente è di uno che deve spiegare le cose, ma poi deve cedere davanti all’obiezione di coloro che dicono ‘la storia non ci interessa, perché è noiosa’. Purtroppo così facendo – aggiunge Cardini – facciamo venir meno anche quel poco di funzione educativa che ancora aveva la tv”. “Sono tristemente convinto che appena una ventina di anni fa davanti a un giornale o alla tv che pubblicava o mandava in onda uno svarione si sarebbero messi le mani nei capelli. Oggi niente di tutto questo”, conclude lo storico.

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