Sergio Mattarella aveva capito tutto. Ieri, incontrando i nuovi membri del Csm, si è rivolto ai laici che “sono eletti non perché rappresentanti di singoli gruppi politici (di maggioranza o di opposizione) bensì perché, dotati di specifiche particolari professionalità“. Ventiquattro ore dopo ecco che il plenum ha votato un vicepresidente che più politico non si può: David Ermini , deputato del Pd fino a luglio, quando si è dovuto dimettere dopo l’elezione a Palazzo dei Marescialli (formalmente, però, risulta in carica a Montecitorio fino a ieri).

Il Pd applaude alla Camera – Renziano di strettissima osservanza, toscano di Figline Valdarno, è riuscito a spuntarla nell’elezione più imprevedibile nella storia di Palazzo dei Marescialli. E a diventare il primo responsabile giustizia di un partito – il Pd– passato direttamente a dirigere l’organo di autogoverno dei magistrati. E infatti – alla notizia dell’elezione – il gruppo del Pd alla Camera ha applaudito rumorosamente in aula.  Alla terza votazione, quando bastava la maggioranza semplice, Ermini ha preso 13 preferenze mentre Alberto Maria Benedetti, uno dei tre docenti eletti dal M5s, si è fermato a 11. Due le schede bianche, cioè i laici eletti da Forza Italia .A votare per lo sconfitto sono gli altri laici espressione dei partiti di maggioranza (cioè i tre consiglieri eletti dal M5s e i due della Lega), i due togati di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo, e – a sorpresa – anche i quattro di Area, la corrente di sinistra della magistratura. “Lo abbiamo scelto – dicono i consiglieri Giuseppe Cascini, Alessandra Dal Moro, Mario Suriano, Ciccio Zaccaro – perché è un professore di diritto civile, distante dalle tante polemiche che caratterizzano il dibattito sulla giustizia e più consapevole dei reali problemi e bisogni del sistema giudiziario. Perché è un uomo di diritto non immediatamente riconducibile ad uno schieramento politico”. In pratica le caratteristiche completamente opposte rispetto a quelle di Ermini, che non immediatamente riconducibile a uno schieramento politico: ne è stato deputato. “Aspettavamo dai 5 stelle un’indicazione di massima ma non è arrivato nulla. Alla fine abbiamo votato Benedetti perché ci sembrava il più preparato”, dice al fattoquotidiano.it un consigliere togato.

Vertici Cassazione fondamentali – A far pendere la bilancia per il renziano sono le correnti di destra e centro delle toghe. Le tredici preferenze del neoeletto vicepresidente, infatti, sono quelle dei dieci consiglieri togati di Magistratura Indipendente e Unicost. Alle quali si sommano quelle dei vertici della Cassazione, membri di diritto del Csm: il presidente Giovanni Mammone e il procuratore generale Riccardo Fuzio, esponenti rispettivamente di Mi e Unicost. A rendere possibile l’elezione del renziano, disattendendo le indicazioni di Mattarella, sono gli esponenti apicali della magistratura italiana. Che si sono accodati ai diktat delle loro correnti, nonostante appena ieri Mattarella avesse detto che “i togati non possono e non devono assumere le decisioni secondo logiche di pura appartenenza“. Niente da fare, invece.

Di Maio: “Dov’è l’indipendenza?” – E anche se Ermini ha subito messo le mani avanti spiegando di aver chiesto “la sospensione dell’iscrizione al partito”, la sua elezione scatena subito la polemica politica. “È incredibile! Avete letto? Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile. Ermini è stato eletto a marzo, si è fatto 5 anni in parlamento con il Pd lottando contro le intercettazioni: la riforma che abbiamo bloccato era proprio la sua. Ora lo fanno pure presidente. Il Sistema è vivo e lotta contro di noi”, dice Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 stelle. Secondo il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede: “I magistrati del Csm hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del Pd, unico politico eletto in questa legislatura tra i laici del Csm. Da deputato mi sono sempre battuto affinché il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Prendo atto che all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!“.

Colletti (M5s): “Colpa nostra” – “La colpa dell’elezione di Ermini quale vicepresidente del Csm non è dei togati e laici che lo hanno votato. È nostra, come M5S, la colpa di averlo votato, nonostante fosse un politico vicinissimo a Renzi. Abbiamo sbagliato – io mi sono rifiutato di votarlo – prendiamone atto e facciamo tesoro dei nostri sbagli”, dice invece il deputato Andrea Colletti. Durissimo il post di Matteo Renzi su facebook: “La verità è che Di Maio non è più lucido. Ieri mi ha dato dell’assassino, oggi attacca i giudici italiani. Capisco lo stress di lavorare, specie per chi non vi è abituato. Ma Di Maio dovrebbe ricordarsi che le procedure del Csm sono definite da una Legge Fondamentale che si chiama Costituzione. Continuano ad attaccare le Istituzioni, senza pietà. Bisogna reagire”.

“Attaccare l’elezione di Ermini significa attaccare l’indipendenza della Magistratura. Il vice presidente del consiglio Di Maio e il suo governo ci hanno purtroppo abituato a una quotidiana escalation di questi attacchi. Questo è inaccettabile tanto verso un organo come il Csm, presieduto dal Presidente della Repubblica”, dice il deputato dem Walter Verini, che ha preso il posto di Ermini come responsabile giustizia del partito. “Sono dichiarazioni gravissime da parte di autorevoli rappresentanti di governo sul Csm. Addirittura il ministro della Giustizia. Dimostrano in questo modo di non avere alcun senso dello Stato. Il governo rispetti la Costituzione e l’organismo di autogoverno della magistratura”, attacca il segretario del Partito democratico Maurizio Martina.

Davigo: “Ermini ha diviso in due il Csm” – Molto critica anche Autonomia e Indipendenza, la corrente di Davigo: “La strettissima maggioranza con la quale è stato eletto l’avvocato Ermini – scrive la corrente in una nota – ha diviso in due il Csm a causa della diretta provenienza del nuovo vicepresidente dalla politica, unico tra tutti i laici eletti dal Parlamento. Prendiamo atto di una nomina che avviene a maggioranza risicata, dando l’immagine di una magistratura spaccata. Una scelta che da la sensazione che il Csm sia un contrappeso del governo e che la magistratura sia legata ad una parte, in aperta contraddizione con quanto affermato dal Capo dello Stato nel suo intervento”. Davigo e Sebastiano Ardita – altro consigliere eletto – continuano esprimendo stupore “per  la convergenza di componenti del Csm che rappresentano i gruppi maggioritari nella scelta di un vicepresidente espresso da una forza che, oggi minoritaria, ha governato fino a pochi mesi addietro e per la quale siede in Parlamento un magistrato in aspettativa, ex componente del Csm ed ex segretario generale di Mi”. Un chiaro riferimento al Pd e a Cosimo Ferri, oggi deputato del partito e in passato leader di Magistratura indipendente, di cui costituisce sempre un punto di riferimento. E infatti i retroscena raccontano di come Ferri – che da sottosegretario faceva campagna elettorale via sms per le elezioni al Csm – abbia giocato un ruolo dietro l’elezione di Ermini. D’altra parte è da sempre considerato l’uomo cerniera tra politica e magistratura.

Anm: “Chi è nelle istituzioni rispetti la scelta” – “Ogni percorso che conduce ad una carica elettiva è frutto di scelte democratiche che, in quanto tali, devono essere rispettate da tutti, specie da chi ricopre incarichi istituzionali“, è il commento del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci, che aggiunge: “In questi casi vanno messe da parte le diverse sensibilità o le appartenenze, a maggior ragione se si tratta di una elezione che riguarda un organo di rilevanza costituzionale come il Csm”.

“Ricercare motivazioni politiche nelle scelte democratiche operate” dal Csm o “far assumere alle scelte ricadute sull’indipendenza della magistratura, tanto da fare collegamenti con la necessità di riformare la giustizia, appare inopportuno”, ha proseguito Minisci, che pur non citandolo espressamente fa riferimento alle parole pronunciate dal vice premier Matteo Salvini. Inoltre, aggiunge Minisci, questo modo di fare “crea confusione e rischia di incidere negativamente sull’operato e sulla legittimazione dell’organo di autogoverno, al quale auguro buon lavoro per l’inizio di questo suo delicato e impegnativo mandato che è chiamato a svolgere per il corretto funzionamento del sistema giudiziario e nell’interesse dei cittadini”.

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