Aveva gettato l’amo già durante l’intervento al vertice dei ministri dell’Interno Ue a Vienna: “È bello sentirvi parlare di solidarietà e condivisione ma poi tutto questo non trova riscontro alla prova dei fatti”, aveva detto Matteo Salvini. Poi in conferenza stampa con il collega austriaco Herbert Kickl è andato all’attacco singolarmente. Prima con la Germania, che negli scorsi giorni aveva annunciato la firma di un accordo con l’Italia per lo scambio dei migranti smentito dal Viminale, e poi contro Malta che “se ne frega dei suoi doveri”.

“Quello con la Germania, che non ho ancora firmato, sarà un accordo a tempo, fino a novembre, a saldo zero, non riguarderà il pregresso”, spiega Salvini. Poi l’annuncio: “Sarà sottoscritto se la Germania ci darà una mano a sostenere il cambio delle regole della missione Sophia, che per colpa del governo Renzi ha sbarcato in Italia 45mila persone“. Sostanzialmente, dice il ministro, “sono pronto a firmare, ma deve essere favorevole a noi”.

A quel punto, si scaglia contro Malta: “C’è un Paese membro che se ne sta ampiamente fregando dei suoi doveri, con ripetuti casi di molteplici navi, anche in difficoltà in acque maltesi, ignorate o accompagnate verso l’Italia, alla faccia della solidarietà”, dice ricordando i casi legati alle navi Aquarius e Diciotti che negli ultimi mesi hanno coinvolto i due Paesi di frontiera.

Ma Salvini ne ha anche per l’Onu, che negli scorsi giorni aveva spiegato, attraverso il nuovo Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, di voler inviare “personale in Italia per monitorare violenza e razzismo: “All’Onu diamo un contribuito annuo di 700 milioni di euro ed in cambio ci arrivano ispettori. Io li aspetto e li porto in stazione Termini a Roma e Centrale a Milano dove ad essere vittima della violenza sono cittadini italiani”.

Il ministro dell’Interno spiega poi di aver “concordato” col commissario europeo Dimitris Avramopoulos “missioni congiunte nei Paesi africani di partenza dei migranti” per “fare capire che l’Italia e l’Ue non hanno intenzione di permettere altri arrivi, come ad esempio i 57mila nigeriani dell’ultimo anno e mezzo”. E annuncia “misure innovative ed efficaci” tra le quali “non è da escludere quella di un’identificazione sulle navi, una volta soccorsi i migranti a bordo dei barconi”. Secondo l’ipotesi, ventilata durante il caso Diciotti e ora condivisa anche con il ministro Interno austriaco, i migranti verrebbero riaccompagnati direttamente nei Paesi di origine laddove ci sono accordi con questi ultimi.

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