Le Regioni sono in rivolta sui vaccini, tanto da minacciare il ricorso alla Consulta. Dall’Umbria alla Campania, la netta contrarietà alla proroga dell’obbligo di presentare i certificati di vaccinazione per l’iscrizione a scuola arriva allo scontro istituzionale arriva per il momento dalle amministrazioni Pd, mentre in Toscana la giunta regionale di centrosinistra guidata dal governatore Enrico Rossi è pronta a presentare il prima possibile un progetto di legge per “annullare” proprio gli effetti dell’emendamento approvato in Parlamento. “Siamo pronti a ricorrere alla Consulta“, minaccia Antonio Saitta, assessore alla Sanità della Regione Piemonte e Coordinatore della Commissione Salute della conferenza delle Regioni.

La questione vaccini arriva così allo scontro istituzionale. Saitta sostiene la via del ricorso “perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato” e anche la presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini (Pd), si accoda dicendo che la sua Regione “manterrà l’obbligo“. Mentre Vincenzo De Luca annuncia che “verificherà la possibilità di norme legislative autonome“. A nulla è valso l’intervento della ministra della Salute Giulia Grillo dopo le critiche arrivate anche dall’ordine dei medici, in cui ha ribadito che “i bambini dovranno continuare a essere vaccinati e i genitori dovranno ancora presentare le certificazioni“.

“La proroga dell’obbligo vaccinale è un passo indietro“, dice Saitta interpellato dall’Ansa, replicando proprio alla ministra Grillo. Poi attacca: “Vogliamo essere sentiti, serve un’intesa“. Anche lui parla da assessore alla Sanità della giunta di centrosinistra guidata da Sergio Chiamparino, oltre che da coordinatore alla conferenza delle Regioni.  Le amministrazioni si stanno dimostrando le più critiche alle novità sui vaccini. Oltre al caso della Toscana, un altro scontro si sta consumando in Puglia. Questa volta a muoversi è stato proprio l’esecutivo che ha impugnato la legge regionale 27 sull’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari.

E per ultime si sono aggiunte altre due Regioni Pd, l’Umbria e la Campania. “La Regione si doterà di una propria legge regionale mantenendo l’obbligo della certificazione vaccinale per l’iscrizione a tutte le scuole”, ha annunciato la governatrice Marini. “I vaccini sono una conquista della ricerca scientifica – si legge in un post sul suo profilo Facebook – dell’avanzamento della scienza medica, avere le vaccinazioni pubbliche e gratuite garantite dal Servizio sanitario è un risultato democratico di uguaglianza di diritti“. “Vaccinarsi – prosegue – significa proteggere se stessi e la comunità di appartenenza. Tutelare la salute dei bambini e proteggere i bambini immunodepressi che non possono vaccinarsi è un obbligo delle istituzioni preposte alla salute”.

“Esprimo la netta contrarietà al rinvio dell’obbligo sui vaccini, che rischia di determinare un danno enorme alla salute dei più fragili”, ha detto invece il presidente della Campania De Luca. “La Regione Campania verificherà la possibilità di norme legislative autonome in relazione alla necessità di mantenere gli obiettivi. Le famiglie inadempienti saranno escluse da misure sociali di sostegno che rientrano nelle competenze della Regione, a cominciare dal contributo per gli asili nido. Per il resto non arretreremo di un millimetro per mantenere alti i livelli di vaccinazioni in Campania”,minaccia De Luca.

“La sicurezza e la salute dei bambini prima di tutto” ha detto in una nota il presidente della Calabria, Mario Oliverio.  “Nessuna incertezza – prosegue -, anzi: la Calabria è stata la seconda regione del Paese che già prima dell’approvazione della legge nazionale si era dotata di una propria norma (Legge 6 del 2017) che prevede l’obbligo vaccinale per l’accesso ai servizi educativi”. “La proposta di proroga, che non è supportata da nessuna ragione scientifica – aggiunge Oliverio – di fatto vanificherebbe gli sforzi di questo primo anno di entrata in vigore della legge e creerebbe smarrimento e disorientamento nelle popolazioni. Bene hanno fatto mondo scientifico e mondo medico a contestare la scelta della maggioranza di governo”.

Non sono bastate le parole scritte meno di 24 ore fa dalla ministra Grillo sempre su Facebook. “Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale”, si legge nel suo post. Anzi, proprio sul tema dei bambini che non possono scegliere se vaccinarsi o meno, Grillo ha annunciato che “insieme al ministro dell’Istruzione garantiremo a tutti gli immunodepressi l’adeguata collocazione in classi in cui è assicurata la copertura vaccinale. In questo modo dando la priorità a chi non può scegliere rispetto a chi può scegliere di vaccinarsi e decide comunque di non farlo”.

“È stata sospesa per un anno una dello tre forme sanzionatorie della legge che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati ad asili nido e materni”, ha spiegato la ministra Grillo. “Speravo – ha scritto sempre su Facebook – di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione”. Invece, dopo le critiche del presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei medici, Filippo Anelli, che ha espresso la sua contrarietà al rinvio perché “non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni”, è arrivato anche l’attacco di Saitta.

Intanto, alla riapertura delle scuole, a settembre, i genitori dovranno comunque presentare l’autocertificazione delle avvenute vaccinazioni obbligatorie dei figli per nidi e materne se, come è quasi certo, il decreto Milleproroghe non sarà approvato alla Camera prima della pausa estiva prevista da martedì. Il via libera del Senato, infatti, è atteso per domani, poi le intese sui lavori a Montecitorio allo stato escludono l’ok definitivo prima delle vacanze dei parlamentari. Fuori tempo massimo per le iscrizioni a scuola.

Senza il varo definitivo del decreto Milleproroghe – ed in mancanza di eventuali altri provvedimenti d’urgenza che il governo dovesse decidere di approvare – resta infatti in vigore la circolare dello scorso luglio dei ministri della Salute e dell’Istruzione, Giulia Grillo e Marco Bussetti. Il testo, in deroga transitoria alla legge Lorenzin, prevede appunto che per la frequenza del prossimo anno scolastico 2018-19 basterà l’autocertificazione, ovvero una dichiarazione sostitutiva delle vaccinazioni effettuate, da presentarsi alle scuole. In ogni caso, ha già precisato Grillo, “la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell’iscrizione scolastica”.

In particolare, la circolare precisa che “per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018. Se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami e per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. In alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni”.