Alla fine è intervenuta direttamente la ministra della Salute Giulia Grillo. “Ribadisco che i bambini dovranno continuare a essere vaccinati e i genitori dovranno ancora presentare le certificazioni“, ha scritto su Facebook dopo che, dai medici alle Regioni, sono arrivate critiche all’emendamento sui vaccini approvato con il decreto Milleproroghe. “Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale”, ha ribadito. Anzi, “insieme al ministro dell’Istruzione garantiremo a tutti i bambini immunodepressi, quelli che non possono scegliere se vaccinarsi o meno, l’adeguata collocazione in classi in cui è assicurata la copertura vaccinale. In questo modo dando la priorità a chi non può scegliere rispetto a chi può scegliere di vaccinarsi e decide comunque di non farlo”.

La titolare della Salute respinge così le critiche all’emendamento con cui venerdì la maggioranza gialloverde in Parlamento ha prorogato all’anno scolastico 2019-2020 l’obbligo di presentare i certificati di vaccinazione per l’iscrizione a scuola. Ultime quelle del presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei medici, Filippo Anelli, che ha espresso la sua contrarietà al rinvio perché “non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni”. Frasi di opposizione alla misura che arrivano mentre in Toscana la giunta regionale di centrosinistra guidata dal governatore Enrico Rossi è pronta a presentare il prima possibile un progetto di legge per “annullare” proprio gli effetti dell’emendamento.

“È stata sospesa per un anno una dello tre forme sanzionatorie della legge che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati ad asili nido e materni”, ha spiegato la ministra Grillo. “Speravo – afferma in un lungo post – di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione”. “Con buona pace – sottolinea – di tutti gli altri importanti argomenti della sanità pubblica, a partire dalle ripetute aggressioni nei confronti del personale sanitario, che in troppi trascurano”. Rispetto alla proposta “di iniziativa parlamentare, e non governativa, lo sottolineo a scanso di ogni equivoco, che proroga i termini già previsti dal decreto Lorenzin – spiega il ministro – ribadisco che i bambini dovranno continuare a essere vaccinati”.

Grillo sottolinea quindi di essere “un medico prima che un ministro, il resto – dice – sono chiacchiere da bar”. La ministra ribadisce anche che “come rappresentante del governo farà di tutto per la promozione attiva delle vaccinazioni”. Saranno avviate a settembre e ottobre, annuncia, giornate di promozione attiva delle vaccinazioni negli ambulatori medici.

“Sulle vaccinazioni lanciamo un appello al Parlamento, perché, nelle sue decisioni, rispetti sempre la scienza e metta il ministro della Salute, Giulia Grillo, nelle migliori condizioni per lavorare”, afferma Anelli all’indomani dell’approvazione al Senato dell’emendamento. “Esprimiamo la nostra piena fiducia nel ministro – prosegue il presidente della federazione – e le assicuriamo il nostro sostegno, sapendo che potrà contare anche su tutti gli organismi tecnico-scientifici a sua disposizione per garantire le coperture vaccinali senza compromettere o ledere alcun diritto”. “L’articolo 32 della nostra Costituzione tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività – conclude – Al Ministro il compito di attuare tale tutela, attraverso politiche sanitarie che si fondino sulle migliori evidenze scientifiche a nostra disposizione”.

Sui vaccini non sono solo i medici a muoversi contro il Governo, ma anche le Regioni. Oltre al caso della Toscana, un altro scontro si consuma in Puglia. Questa volta a muoversi è proprio l’esecutivo che ha impugnato la legge regionale 27 sull’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. Un obbligo sancito dal Consiglio regionale pugliese, che a giugno scorso ha approvato a maggioranza una proposta di legge avanzata da Forza Italia, in base alla quale tra i requisiti di idoneità lavorativa nelle strutture sanitarie c’è anche quello di aver assolto gli obblighi vaccinali, incluse le vaccinazioni raccomandate per soggetti a rischio per esposizione professionale.