Allacciate le cinture e fate gli scongiuri, perché in Parlamento non la faranno passare facilmente. Atterra sulla piattaforma Rousseau la proposta di legge del M5s che promette di portare trasparenza totale sul finanziamento privato a partiti e fondazioni politiche, rimediando alle opacità lasciate dall’abolizione di quello pubblico che inquinano la vita politica, come dimostrano ciclicamente scandali e inchieste giudiziarie. La proposta, firmata dal senatore Gianluigi Paragone, rimarrà 60 giorni online per ottenere pareri e placet degli iscritti prima di essere depositata in forma definitiva in Parlamento, dove entrerà in concorrenza con una dozzina di proposte sul tema, compresa quella depositata a maggio dalla deputata grillina Federica Dieni.

La proposta è di soli 5 articoli ma entra negli ingranaggi laschi delle norme che regolano i rapporti economici attorno alla politica, disciplinandoli in modo tale che pubblicità, necessità e utilità dei contributi siano garantiti e viaggino alla luce del sole e che – qui una delle novità rilevanti – anche il loro impiego sia delimitato e tracciato nel solco degli obiettivi riportati dallo statuto. Alcuni nuovi obblighi faranno discutere, come quello di pubblicare entro 60 giorni dalla consultazione il casellario giudiziale dei candidati. Altri sono auspicati da anni, come quello di sottoporre alla Corte dei Conti annualmente bilanci e rendiconti (e relativi allegati), con la previsione di una speciale commissione deputata al controllo (articolo 1 comma 5).

Tutto trasparente, dai mille euro in su
L’articolo 2 reintroduce l’obbligo di dichiarazione congiunta a partire dalle erogazioni in favore dei partiti superiori a 1.000 euro, in luogo dei vigenti 100mila euro; sopprime l’obbligo del consenso del donante per la pubblicità del contributo; riduce il tetto massimo per i contributi delle persone e delle società da 100mila a 18mila euro annui; riduce da 30mila a 5mila euro il contributo in favore dei partiti somma a cui si applica la detrazione agevolata al 26 per cento; esclude che tale agevolazione si applichi ai contributi erogati in favore dei partiti da eletti o candidati. Abbassa da 5mila a 100 euro l’obbligo di dichiarazione degli eletti e dei partiti in ordine ai contributi ricevuti, da pubblicare entro un mese (non più tre) sul sito del Parlamento senza la foglia di fico della privacy. Il testo introduce una deroga specifica all’articolo 26 del codice della privacy grazie alla quale “non è richiesto il rilascio del consenso scritto degli interessati, ai fini dell’ottemperanza degli obblighi di pubblicazione nei siti internet di cui al quinto e al sesto periodo del presente comma”.

Stretta sulle fondazioni e finta privacy
In un’intervista a ilfattoquotidiano.it il Garante della Privacy Antonello Soro aveva lanciato un appello al Parlamento: “Basta trincerarsi dietro alla riservatezza, bisogna riformare le norme sulle fondazioni perché siano trasparenti”. A questo risponde l’articolo 5 del disegno di legge di Paragone che introduce una nuova definizione delle fondazioni o associazioni politiche non più limitata alle definizioni statutarie o al requisito per cui gli organi direttivi siano espressione del partito che vengono ordinariamente aggirati per non ricadere negli obblighi di pubblicità e trasparenza dei finanziamenti che la legge impone per analogia con i partiti: basta che ne facciano parte ex parlamentari o ex titolari di incarichi di partito da 10 anni, idem per le fondazioni che sponsorizzano con somme superiori a 5mila euro le attività di partito.

Le sanzioni: stop contributi fino a 5 anni 
In Italia, si sa, non c’è legge senza sanzione. E viceversa. Nel caso specifico l’articolo 4 stabilisce che eventuali violazioni degli obblighi di trasparenza e controllo siano puniti con una sanzione da 3 a 5 volte superiore al vantaggio economico conseguito dal partito o dal movimento politico. Se riguarda somme superiori a 50mila euro scatta anche il divieto a ricevere qualunque contributo, pubblico e privato per un tempo non inferiore a un anno e non superiore a 5. Per ogni violazione scatta in capo ai soggetti ritenuti responsabili l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.