Marco Coazzotti e Mario Caputo condannati a 12 anni di carcere e Guido Guarnieri a 8 anni e 6 mesi per una violenza sessuale di gruppo. Si è chiuso così in primo grado il processo a carico di tre uomini arrestati tra dicembre 2017 e gennaio 2018 perché nell’aprile dello scorso anno, a Milano, avrebbero prima stordito una 22enne con le benzodazepine, la cosiddetta ‘droga dello stupro’, versate in un drink e poi l’avrebbero stuprata nell’appartamento di uno dei tre a Bellusco, in provincia di Monza e Brianza.

Il Tribunale del capoluogo lombardo ha riconosciuto l’aggravante dell’uso della droga. Per tutti e tre i giudici hanno disposto la misura dell’obbligo della comunicazione alle forze dell’ordine della loro residenza e dei loro spostamenti quando usciranno dal carcere, oltre a prescrizioni negli orari per uscire di casa e al divieto di frequentare luoghi in cui si trovano minori.

In più, per Coazzotti e Caputo – per loro è stata riconosciuta la recidiva per altri reati commessi – è stata disposta anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni dopo l’espiazione della pena. Ai tre, tra l’altro, non sono state riconosciute le attenuanti generiche, come richiesto anche dal pm Gianluca Prisco, titolare dell’inchiesta e in aula per la sentenza assieme al procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella. A suo avviso, sarebbe stato “un insulto” per la vittima.

Secondo le indagini, la sera del 13 aprile 2017 i tre sarebbero andati a prendere in auto la 22enne, con cui Coazzotti aveva un appuntamento, e poi avrebbero raggiunto insieme un locale di via Crema, nel capoluogo lombardo, dove avrebbero bevuto alcuni drink. Là, secondo il pm, che nella sua requisitoria ha fatto riferimento anche alle immagini riprese quella sera dalle telecamere di sorveglianza del locale, uno dei tre avrebbe versato la droga dello stupro nel bicchiere della ragazza, ignara. I tre avrebbero poi portato la giovane a casa di Caputo, a Bellusco, dove sarebbe avvenuto lo stupro di gruppo. I giudici hanno confermato in pieno la ricostruzione dell’accusa, che aveva chiesto pene fino a 14 anni. L’aggiunto Mannella, quando i tre vennero arrestati, disse che avevano trattato la donna “come selvaggina” e che in quanto donna “dimenticherò difficilmente questa vicenda”.

Le difese, che hanno già annunciato ricorso in appello, avevano sostenuto che andava verificata “l’attendibilità” della giovane che aveva denunciato la violenza. “La ragazza è debole e condizionabile – ha detto nella sua arringa il legale Eliana Zecca – e si accompagna con ragazzi di contesti borderline”. Dopo il verdetto, Guarnieri ha urlato in aula: “Sono innocente”. Caputo invece è scoppiato in lacrime e ci sono stati anche momenti di tensione sia dentro l’aula che nei corridoi, dove una donna, tra i familiari degli imputati, ha colpito con una mano la videocamera di un operatore della Rai.

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