Era accaduto 20 anni fa e adesso ci risiamo di nuovo. Quando si devono indirizzare degli sfottò ai “cugini” francesi, cosa c’è di meglio che far ricorso non solo alla storia dell’arte, ma anche al capolavoro dei capolavori? All’indomani della vittoria della Coppa del Mondo di calcio, sotto al cielo di Berlino, da parte della Nazionale di Lippi proprio contro i Bleus di Domenech, spopolò su Youtube una canzoncina che, sull’aria di Garibaldi fu ferito, a un certo punto diceva: “Adesso ridacci la nostra Gioconda/perché siamo noi i campioni del mondo”. Un equivoco, una bugia che in quel luglio 2006 faceva però comodo, oltre che folclore.

Lo stesso folclore e fierezza sgallettante che deve aver spinto i grafici del Museo del Louvre di Parigi, a “vestire” di blues proprio lei, la Monna Lisa internazionale – dal sorriso enigmatico, ma che fa tanto orgoglio tricolore (ma col blu al posto del verde) – ricavandone un’immagine che è stata oggetto di un tweet.

Subito, da di qua delle Alpi, sempre via Twitter, è ripartita la rumba delle accuse di furto del capolavoro all’indirizzo dei “cugini” che, dopo aver tenuto a bada i croati di Modric in campo, si son visti costretti a far ricorso a una citazione storica per convincere – ancora una volta – che la Gioconda non è stata trafugata e portata in Francia da chissà quale organizzazione malavitosa o da qualche avido invasore, bensì regolarmente acquistata presso il suo autore, il toscanissimo Leonardo da Vinci, dal Re di Francia, Francesco I d’Orleans.

Casomai ve ne fosse ancora bisogno, a ricordarcelo sin dal 1550 (cioè circa 45 anni dopo che era stata dipinta) è un altro toscano, l’aretino Giorgio Vasari, che in entrambe le edizioni de Le vite, quando illustra l’opera del Genio di Vinci, scrive a chiare lettere: “Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di monna Lisa sua moglie e quattro anni penatovi, lo lasciò imperfetto; la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableo”. Nelle note di un’edizione del 1966 dello stesso libro, si apprende inoltre che “è la celebre Gioconda, opera del tutto compiuta: fu dipinta a Firenze nel 1505. Trasportata dall’artista in Francia, fu acquistata da Francesco I per 4mila scudi d’oro e collocata nel castello di Fontainbleau (Fontanableo). Ora il dipinto è conservato al Louvre…”.

Quindi nessun equivoco sul perché il più grande capolavoro della pittura occidentale di ogni tempo si trovi a Parigi e non in Italia: perché fu oggetto di una vendita. Come è accaduto tantissime volte per una valanga di opere d’arte in tutto il mondo.

In effetti anche più di 100 anni fa un italiano – evidentemente con scarse conoscenze di storia e storie dell’arte – tentò di “riportare” a casa la Gioconda. Vincenzo Peruggia, un decoratore del Varesotto emigrato a Parigi, la mattina del 21 agosto 1911 rubò la piccola tavola e la nascose per oltre due anni. Solo nel dicembre del 1913 tentò di vendere la Gioconda a un collezionista fiorentino il quale, insieme all’allora direttore della Regia Galleria (cioè gli Uffizi), Giovanni Poggi, si accorsero di avere per le mani il capolavoro di Leonardo. Ovviamente l’affare andò a monte, Peruggia fu arrestato, processato e condannato, mentre l’opera, dopo alcune brevi esposizioni a Firenze, a Roma e a Milano, tornò al Louvre in pompa magna.

Peruggia affermò di aver compiuto l’atto per patriottismo, perché mal sopportava che oggi al Louvre si trovassero tante opere italiane frutto delle razzie di Napoleone. Il problema è che aveva sbagliato nel cercare di pareggiare i conti cominciando proprio con un quadro che la Francia aveva regolarmente pagato.

A dire il vero, tuttavia, un po’ c’è da capirli questi francesi che in un impeto di traboccante gioia per la vittoria di Mosca, hanno pensato bene di sfruttare la mediaticità di Monna Lisa per celebrare la Coppa appena conquistata, anche perché artisti francesi con opere da “vestire” di bleu, effettivamente scarseggiano. Cioè con altre opere non si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato a livello di comunicazione: per esempio non con le sculture della Nike di Samotracia e della Venere di Milo che sono greche e neanche con il Codice di Hammurabi che è di origine babilonese; tantomeno con lo Schiavo morente che è di Michelangelo o con Amore e Psiche scolpito da Antonio Canova. Potevano scegliere un dipinto famoso – come La Vergine delle rocce, il San Giovanni Battista, Sant’Anna o La Belle Ferroniére – ma sono tutte di Leonardo, la Merlettaia ma è di Vermeer, oppure la Morte della Vergine, ma anche questa è di un italiano, Caravaggio.

Anche se è un dipinto con un numero altissimo di figure, poteva essere scelta L’incoronazione di Napoleone di Jacques-Louis David – parigino purosangue –, ma probabilmente la fama dell’artista, pur nel tentativo di eternare l’imperiale splendore del duce di Ajaccio, non è riuscita a farci perdonare le razzie perpetrate ai danni del patrimonio culturale italiano. E allora ben venga la Gioconda: è italiana sì, ma fu regolarmente pagata e può essere oggetto di qualsiasi spot. Tanto nessuno ne scalfisce la reputazione.