Matteo Salvini pressa il Quirinale per poter incontrare il capo dello Stato dal quale la Lega cercherebbe sostegno sulla vicenda dei fondi del partito al centro di un processo e di un sequestro da 49 milioni di euro. Il Carroccio fa trapelare l’indiscrezione che ci sono in corso contatti con il Quirinale e che al rientro del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dalla missione nei Paesi baltici ci sarà la possibilità di individuare una data per l’incontro. Ma arriva la smentita del Colle, neanche troppo velata: “Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è all’estero ed è all’oscuro di qualunque contatto”, afferma una fonte della delegazione al seguito del capo dello Stato. Il vicepresidente del Consiglio resta ottimista, ma cala parecchio di tono rispetto alle precedenti 24 ore: “Io sono qua. E sarei felice di incontrare Mattarella. So che è impegnato all’estero ma so che già in passato seguì la vicenda ed è sensibile al fatto che ci sia diritto di parola e di espressione in Italia”.

Un incontro al Colle sollecitato dalla Lega a 24 ore dal deposito delle motivazioni della Cassazione, che il 12 aprile scorso ha chiesto il sequestro delle somme future che entrano nelle casse del Carroccio, fino al raggiungimento dei 49 milioni che secondo i magistrati l’ex partito di Bossi deve restituire allo Stato. E oggi il ministro dell’Interno torna sull’argomento.”Se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300mila euro e verrà condannato in via definitiva, di quei 300mila euro, anche se non c’entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico. Se questo significa attaccare politicamente un partito che sta conquistando la fiducia degli italiani, ne parlerò con Mattarella: penso sia ancora permesso che il vicepremier possa parlare con il suo presidente della Repubblica. Starà a Mattarella decidere se c’è in ballo la libertà d’espressione o la democrazia”, ha detto il leader della Lega. “Che io non possa andare a parlare con il presidente della Repubblica mi sembra una cosa bizzarra: è il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini – ha aggiunto il titolare del Viminale – Io rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici, che al 99 per cento fanno bene e obiettivamente il loro lavoro, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno più di dieci anni fa con cui io non c’entro nulla”. 

Ma la questione comincia a pesare anche sui rapporti interni al governo. Tanto che pr il minisro della Giustizia Alfonso Bonafede gli attacchi della Lega ai magistrati “sembrano più da Seconda Repubblica“. E quindi simili alle offese lanciate per anni da Silvio Berlusconi alle toghe. “Tutti devono potersi difendere fino all’ultimo grado di giudizio – aggiunge il ministro guardasigilli – Poi, però, le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica“.

A Salvini replicano sia il procuratore di Genova che l’Associazione nazionale magistrati. “Salvini? Mi sta simpatico. Gli auguro ogni bene, ma dobbiamo essere chiari – dice il capo della Procura, Francesco Cozzi – Qui non c’è nulla di politico. È una vicenda tecnica e la procura agisce su profili tecnici. Dobbiamo aspettare il Riesame e poi che la decisione diventi definitiva. Solo a quel punto si potrà procedere coi sequestri. Noi stiamo operando come avremmo fatto con qualsiasi partito”. Per il sindacato delle toghe, invece, “i magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, nè perseguono fini politici, ma emettono sentenze in nome del popolo italiano”. “L’evocare un possibile intervento del Capo dello Stato nella vicenda – prosegue l’Anm – risulta essere fuori dal perimetro costituzionale, così come le modalità con cui il dibattito si è alimentato creano confusione e rischiano di produrre effetti distorsivi sui precisi confini, fissati dalla Costituzione, tra la magistratura, autonoma e indipendente, e gli altri poteri dello Stato”. Agli attacchi del Carroccio non ha replicato il Csm anche se ieri a Palazzo dei Marescialli si è tenuto un confronto al termine del plenum, durante il quale è stata espressa “seria preoccupazione” per parole e toni che vengono ritenuti “non accettabili“.