Per tutelare questi lavoratori, sottolinea Di Maio, “ho due strade: la prima è una norma nel decreto Dignità e ci sono 60 giorni per farla. Nell’ambito della conversione di questo decreto posso inserire una norma sulla materia del lavoro che disciplina le tutele minime per coloro che nell’ambito del food delivering lavorano per una piattaforma digitale. L’altra strada – spiega il ministro- è quella secondo me più avvincente e che può raggiungere un obiettivo che mette insieme tutti è quello della concertazione”. E dal tavolo di oggi, infatti, aggiunge Di Maio, “è emersa la volontà di lavorare a un contratto collettivo nazionale per i rider”. A quale forma di contratto si appoggerà, rileva, “lo vedremo”. La grande sfida “è quella di affrontare il tema del lavoro 4.0 partendo dai rider e poi arrivando a tutti gli altri tipi di lavoro”. Su questo tema, aggiunge, “ho ricevuto anche la disponibilità del ministro del Lavoro francese e c’è la volontà di proseguire insieme su questi tavoli, uno italiano e uno francese per dare tutele a questi ragazzi”. Insomma questo è stato, spiega un “primo tavolo di confronto” sul tema dei rider “che è il simbolo di una generazione abbandonata. È un problema culturale e dobbiamo abituarci sul fatto che i lavoratori abbiano tutele minime”. Come Stato “tocca a noi stabilire che cosa è il lavoro legale e che cosa non lo è. È questo passa attraverso un dialogo, una concertazione ad oltranza. Riconvocheremo il tavolo questa settimana per continuare la concertazione”. Per Di Maio il punto di caduta “è un compenso minimo orario, un tipo di tutela Inail e Inps che sia soddisfacente, il diritto a non dipendere da un algoritmo, questa prestazione reputazionale va eliminata, un contratto che preveda chiari dettagli nel rapporto contrattuale”